L’Ordine, domenica  una tregua di lettura

L’Ordine, domenica

una tregua di lettura

C’è bisogno di una “tregua di Natale”. Meglio, se possibile, di una pace duratura, visto che non siamo in guerra, anche se l’aggressività mostrata da più parti sul tema dei migranti, piuttosto che nel dibattito sul referendum, e persino sull’assegnazione del Nobel a Bob Dylan, farebbe pensare il contrario.

È tempo di ritrovare la bellezza di essere tutti parte di una stessa umanità. E non è questo il senso del Natale, per chi crede e anche per chi non crede? Come riscoprirlo? Probabilmente non mettendosi in coda all’Apple store per comprare l’ultimo modello di iPhone, ma dedicando del tempo alle persone che ci stanno attorno e anche a noi stessi. Uno degli strumenti per riscoprirsi e riscoprire la reale dimensione di ciò che abbiamo dentro e intorno a noi è senz’altro la lettura. Per questo domani, domenica 18 dicembre, regaleremo ai nostri lettori un numero doppio de L’Ordine, consuetudine che si ripete per la quarta volta, da quando la storica testata, che fu per tanti anni il quotidiano della Diocesi di Como, è diventata il nostro supplemento domenicale. Un regalo non solo meritato, ma anche dovuto, ai tanti che ci hanno seguiti in questi quattro anni e mezzo, dimostrando che non solo è doveroso, ma è anche possibile, realizzare l’auspicio di quel grande scrittore e bibliofilo che fu Giuseppe Pontiggia: «Difendere la lettura come esperienza che non coltiva l’ideale della rapidità, ma della ricchezza, della profondità, della durata. Una lettura concentrata, amante degli indugi, dei ritorni su di sé, aperta più che alle scorciatoie, ai cambiamenti di andatura che assecondano i ritmi alterni della mente».

Questo è l’atteggiamento giusto per accostarsi all’Ordine natalizio. Come sempre gli articoli sono dei brevi saggi e, letti uno in fila all’altro, ci sembra che indichino una via per dare un senso profondo a questa festa, centrale per i i cristiani, ma che chiaramente ha valenze che vanno anche aldilà dell’appartenenza religiosa. Non a caso al centro troverete un testo magistrale di Gianfranco Ravasi, che ricostruisce con precisione il clima in cui nacque Gesù, profugo non diversamente dai tanti che oggi arrivano in Italia. «Superando i rigurgiti di razzismo e i muri che si levano contro le folle di bambini e di genitori che cercano un rifugio - è l’appello del cardinale -, dovremmo ritrovare l’anima autenticamente cristiana del Natale». E riconoscere «tra i volti spauriti dei profughi anche quello del piccolo Gesù e quello angosciato di Maria e Giuseppe e incrociare le nostre mani con le loro».

Le circostanze storico-politiche e la simbologia del mistero di Cristo sono analizzate a approfondite nell’articolo iniziale, una delle meditazioni che ci ha lasciato un altro cardinale che ha saputo parlare a tutti, con una sensibilità pari alla levatura culturale: Carlo Maria Martini. Ci ricorda che il Natale non si festeggia da duemila anni, ma “solo” da 1800. «La domanda che, dopo tanti secoli, noi al giorno d’oggi ci facciamo - osserva Martini - può essere espressa così: come dire oggi le intuizioni profonde dalle quali e nelle quali è nata, nei primi secoli del cristianesimo, questa festa del Natale, questa celebrazione della nascita di Gesù e come trovare accesso passando per la festività storica del Natale al mistero stesso di Dio?».

Dall’esegesi biblica, proposta dal Cardinale, si passa ad indagare questo mistero attraverso tante altre fonti: dalle testimonianze di poeti e scrittori, che hanno vissuto dei “Natali al quadrato”, quelli del tempo di guerra, come Giuseppe Ungaretti, Elio Fiore ed Eugenio Corti (di cui proponiamo anche due lettere inedite), alle più leggere, ma non sempre banali (per fortuna) canzoni ispirate al tema (la prima, ci ricorda Paolo Vites, la scrisse nientemeno che Sant’Ambrogio). Anche gli addobbi (come l’albero di Natale di cui scrive Franco Cardini) e persino i dolci (panettone e affini, dalla storia millenaria, ci ricorda lo storico della gastronomia Rossano Nistri) possono rivelarci qualcosa di noi, del percorso fatto dall’umanità che, si sa, non vive solo di teologia e letteratura.

Potrete passare il Natale seguendo i consigli di lettura (Buzzati, Santucci, Pontiggia) di Fulvio Panzeri piuttosto che la meditazione per la Notte santa proposta da Enzo Bianchi (che ci sfida a «vedere Dio nella quotidianità, nel volto dei fratelli, di cui Gesù è solo quell’immagine che tutti riassume»), ma anche, ipotesi magari meno considerata, camminando. Sì, in chiusura di questo Anno nazionale dei cammini. che grazie alle proposte di svariati cultori ha fatto scoprire a tante persone la bellezza di aprirsi al mondo attraversandolo a piedi, completa il numero natalizio de “L’Ordine” lo scrittore che ha inventato il Festival della viandanza, Luigi Nacci, che in più occasioni ha trascorso le festività camminando nella natura gelata verso Santiago: «Celebrare il Natale e le feste in cammino, che si creda o no, è mettersi sulla strada della semplicità e del sacro». La semplicità è sacra e forse, proprio lì, sta il senso del Natale. Proviamo a cercarla. Non costa nulla, in senso letterale. Come, per quel poco o tanto che varrà per voi dopo che lo avrete letto, il numero de L’Ordine in edicola domani, domenica 18 dicembre.


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