Latte, uva e mele. In Valle si chiude un’annata positiva
Annata positiva per la vendemmia in Valle (Foto by archivio)

Latte, uva e mele. In Valle si chiude un’annata positiva

Il bilancio della Cia: produzione di ottima qualità nei vigneti, ma apicoltura in ginocchio. Miele d’acacia introvabile e sul mercato si trova solo quello estero, colpa del clima

Per il latte è stato un anno di stabilità, nei vigneti e nei meleti la produzione è stata di ottima qualità, mentre per l’apicoltura il 2019 ha determinato enormi problemi. Parte con queste valutazioni il bilancio dell’agricoltura valtellinese secondo Cristian Moretti, responsabile della Cia di Sondrio.
Quest’anno il prezzo del latte non ha subito grossi stravolgimenti e si è mantenuto stabile. A novembre è stato trovato l’accordo tra le rappresentanze dei produttori e Italatte per il pagamento alla stalla per il prossimo anno solare. «Prevede la chiusura del prezzo dell’annata in corso a una media di 40,5 centesimi al litro – sottolinea Moretti -. Nel dettaglio, per il 2019 si è stabilito che da gennaio ad aprile verrà riconosciuto a pieno il prezzo indicizzato, quindi con il recupero pieno del prezzo del mese di aprile a 41,57 centesimi. Per maggio verrà riconosciuto un prezzo di 40,5 centesimi e per tutti gli altri mesi è di 40 centesimi». Inoltre, ricorda Moretti, ogni azienda agricola dovrà certificare il rispetto del benessere animale. Infine, sono previsti incontri periodici tra le parti, che ogni quattro mesi si ritroveranno per analizzare l’andamento del mercato lattiero caseario. Intanto si chiude un anno difficile per il miele, la cui produzione ammonta a circa 800 quintali in provincia di Sondrio. I cambiamenti climatici, con l’aumento delle temperature e la diffusione di nuovi parassiti, stanno mettendo a rischio salute e sopravvivenza delle api. «Il 2019 è stato un anno decisamente negativo per la qualità di acacia, completamente azzerata, ad eccezione di qualche chilo per l’autoconsumo. I banchetti degli apicoltori locali sono totalmente privi di questa varietà, ad eccezione di qualche produttore che, pur di soddisfare le richieste, lo acquista dall’estero». La Cia invita quindi a diffidare del miele di acacia valtellinese che si può trovare a qualche fiera o da qualche rivenditore. «Questo problema mette ulteriormente in crisi il mercato provinciale che non riesce mai a raggiungere un valore equo alla qualità prodotta, proprio a causa della presenza di prodotto extra-provinciale ed extra-italiano comprato e rivenduto a basso prezzo». Il miele valtellinese ha caratteristiche organolettiche uniche e per questo è un prodotto qualitativamente superiore, che va remunerato nella maniera corretta. «I consumatori si stanno accorgendo di questa qualità e sono sempre più attenti. A livello nazionale stiamo lavorando per promuovere misure che favoriscano e tutelino lo sviluppo dell’apicoltura». Per quanto riguarda le mele la produzione - che nel Consorzio ammonta a circa 250mila quintali - è stata di ottima qualità, soprattutto per quanto riguarda la pezzatura e la colorazione.
«Questo vale ovviamente per gli areali non colpiti dalla cimice asiatica, che ha creato gravi danni addirittura dimezzando, in alcuni casi, la produzione di buona qualità. La varietà più colpita, ancora senza un motivo specifico, è stata la mela rossa. La Rockit, invece, non ha subito danni. Per contrastare la cimice asiatica, Halyomorpha halys, sono previsti contributi specifici da parte di Regione Lombardia». Per quanto riguarda il vino, secondo la Cia anche il 2019 è stato un’ottima annata per l’uva, con la quale nell’ambito del Consorzio di tutela di producono circa 3,5 milioni di bottiglie. «Il mese di ottobre con giornate tiepide, solive e asciutte e le notti con temperature molto più basse hanno favorito la maturazione dei grappoli ideali per affinare il prodotto. Dal punto di vista economico, inoltre, il vino valtellinese sta facendo passi da gigante entrando di diritto nei migliori mercati internazionali, grazie alla qualità. Parallelamente a ciò stiamo notando un aumento di piccoli e giovani produttori che decidono di investire in questa attività, recuperando vecchi vigneti o superfici incolte da reimpiantare».


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