«Lascio una scuola più vicina ai ragazzi e ai loro bisogni»
Il dirigente Quagelli con alcuni studenti durante un concerto della scuola di Ponte

«Lascio una scuola più vicina ai ragazzi e ai loro bisogni»

A Ponte in ValtellinaTanti messaggi e ricordi per Gianluigi Quagelli, in pensione dopo vent’anni al timone dell’istituto. «Protagonisti dell’apprendimento: così si cresce»

Uno dei messaggi che più hanno colpito il dirigente dell’Istituto comprensivo di Ponte in Valtellina, Gianluigi Quagelli, fra i numerosi segnali di riconoscimento espressi da studenti e insegnanti nelle ultime settimane è quello di una ragazza che ha detto: «Grazie dirigente per avere costruito una scuola alternativa, più vicina al mondo degli adolescenti». Quagelli, dopo venti anni al timone dell’Istituto pontasco che raggruppa le scuole di Ponte, Piateda, Chiuro e Tresivio per un totale di 850 alunni, si accinge a lasciare la scuola per il meritato pensionamento. Un passo vissuto da Quagelli con un senso di “spaesamento”, come spesso capita a chi è prossimo alla quiescenza, quasi inconsapevole di cosa andrà incontro.
Intanto è il momento del saluto e del bilancio di venti anni di direzione a Ponte, in cui «tutto, a dire il vero, mi è venuto spontaneo – svela Quagelli -. L’aspetto che mi ha interessato è stato quello di creare una scuola in cui la dimensione della relazione e dell’accoglienza fosse garantita, ma non fosse sganciata dai risultati e dal fatto che i ragazzi, alla fine del percorso, devono avere una preparazione tale che consenta loro di proseguire negli studi e nelle scelte di vita». Fra i provvedimenti presi dal dirigente in questi anni nelle scuole primarie si ricordano l’istituzione del tempo pieno e, all’interno di questo lungo spazio temporale, l’organizzazione di molte attività come il teatro, «cui affido grandi compiti – dice - soprattutto verso i nostri ragazzi che hanno difficoltà comunicative», e l’inserimento dello studio dello strumento musicale. Poi sono state puntate energie per fondare l’indirizzo musicale alla scuola secondaria di primo grado, dove le 30 ore sono state arricchite di proposte. Oltre al musicale, sono serviti molto gli sportelli per aiutare i ragazzi in difficoltà, i laboratori teatrali, gli scambi con l’estero e lo sport. «Non tutti i ragazzi viaggiano sul linguaggio verbale, per cui bisogna riconoscere e completare i loro bisogni e richieste», aggiunge.
Un altro filo conduttore: il forte rapporto con il territorio. «Mi viene in mente, a titolo d’esempio, l’ultima esperienza della scuola dell’infanzia di Tresivio – sempre Quagelli -, i cui studenti di 5 anni hanno trascorso una notte a Santo Stefano in tenda grazie all’organizzazione degli alpini».
Il dirigente, naturalmente, riconosce l’importanza di avere buoni insegnanti e «io ho avuto la fortuna di lavorare con insegnanti che hanno creduto in quello che fanno. Il dato di fondo è che la scuola funziona se gli insegnanti sono bravi. Il nostro è un gruppo docente stabile nel tempo e molto affiatato. Da lì è nata una scuola che, in questo momento, è capace di dialogare bene con i bambini e i ragazzi considerandoli persone con cui lavorare insieme e trasformandoli in protagonisti del loro apprendimento. In ultima analisi ritengo che la scuola sia un mondo positivo dove si sta bene. Fatto eccetto per un auspicato aumento degli stipendi...».


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