La Pica de Crap a Hervè Barmasse  A Lanzada l’alpinismo di qualità
Foto di gruppo per l’appuntamento 2019 dedicato agli alpinisti

La Pica de Crap a Hervè Barmasse

A Lanzada l’alpinismo di qualità

Oratorio strapieno per la cena di solidarietà legata alla consegna dei premi

Riconoscimenti anche all’operazione Mato Grosso «che aiuta chi ha più bisogno nel mondo»

È stata consegnata a Hervè Barmasse - 41 anni, di Valtournenche (Aosta) - la Pica de Crap 2019, il prestigioso riconoscimento - giunto all’ottava edizione - con cui ogni anno Fondazione Luigi Bombardieri, Cai Valmalenco e Cai valtellinese di Sondrio premiano un alpinista che si è particolarmente distinto oltre che per le sue imprese, anche come persona.
Contestualmente è stato assegnato anche il Moschettone della solidarietà, giunto alla sesta edizione: quest’anno il premio è andato all’Operazione Mato Grosso. Entrambi i premi sono stati realizzati dallo scultore Renato Bergomi e assemblati su basamento in legno da Elio Parolini, l’ideatore dell’evento.
Come ogni anno, l’appuntamento è stato un successo: alla cena di solidarietà nell’oratorio di Lanzada hanno partecipato - oltre agli ospiti d’onore - circa un centinaio di persone; e alla consegna dei premi, nella sala Maria Ausiliatrice, c’erano almeno 250 persone: «Come si suol dire, “meglio una sala piccola piena che una grande vuota” - scherza Elio Parolini -. Innanzitutto desidero ringraziare Angelo Schena che come sempre, con grande passione organizza insieme a me questo evento. Barmasse rappresenta la quarta generazione di guide alpine della Valtournenche. Abbiamo scelto di premiare lui perché lo riteniamo uno dei più grandi alpinisti italiani; ma non solo, è anche una persona molto affabile e con un’ottima dialettica: sa come tenere una platea».
Barmasse ha mostrato di gradire molto la picozza in pietra ollare; l’alpinista valdostano è rimasto colpito dalla «genuinità e dall’affetto degli abitanti della Valmalenco».
Il Moschettone della solidarietà, invece, è andato all’Operazione Mato Grosso il cui fondatore - padre Ugo De Censi - è mancato nella notte del 3 dicembre scorso a Lima, in Perù.
A ritirare il premio è stato il nipote di don De Censi, padre Lorenzo Salinetti. «Abbiamo scelto di premiare l’Operazione Mato Grosso perché opera in giro per il mondo, aiutando chi ha più bisogno - ha detto ancora Parolini -. Una premio alla memoria del fondatore di questa associazione molto attiva nel campo della solidarietà era doveroso».
Un premio alla memoria è andato a Jerzy Kukuczka, l’alpinista polacco che ha perso la vita scalando l’inviolata parete sud del Lhotse, in Nepal, il 24 ottobre 1989: «Jerzy è stato qui nel 1988 - ha spiegato Parolini -, un anno prima della sua scomparsa; era stato ospite del Cai di Sondrio in occasione del rally scialpinistico del Bernina». A ritirare il riconoscimento - un martello in pietra ollare con un chiodo e un cristallo in ricordo della sua visita in Valmalenco - era presente la moglie, Cecylia Kukuczka, che lo esporrà all“Izba Pamieci Jerzego Kukuczki”, il museo dedicato a suo marito che si trova a Istebna, in Polonia, il paese in cui la famiglia Kukuczka ha la casa di montagna.
Una scaglia in pietra ollare, con inciso il Pizzo Scalino e una vecchia cinepresa che lo riprende è andata al cineasta svizzero Fulvio Mariani, l’autore di “Cumbre”, il capolavoro sulla prima ascensione in solitaria del Cerro Torre - in Argentina - realizzata il 26 novembre 1985 dall’alpinista svizzero, scomparso, Marco Pedrini.
Infine, il Cai della Valmalenco ha voluto premiare i suoi tesserati più longevi, due milanesi che vivono nella valle del Mallero: Vincenza Maggi - prima socia del sodalizio malenco, dal 1948 - e Carlo Bersanti.
Alla coppia è stata consegnata una scultura in legno con martello in pietra ollare e due chiodi, realizzata dallo stesso Elio Parolini.


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