«Il futuro è vostro. Ragazzi sognate cose impossibili»

«Il futuro è vostro. Ragazzi sognate cose impossibili»

Viaggio stellare con Paolo Nespoli per 550 studenti delle scuole superiori. Un racconto accattivante partito dall’allunaggio

Sulla Luna andata e ritorno presi per mano da una “guida” speciale come Paolo Nespoli. Un viaggio nello spazio “regalato” sabato 23 novembre ad oltre 550 studenti delle superiori da Sondrio festival, la Mostra internazionale dei documentari sui parchi oggi al gran finale con la premiazione dei migliori documentari in concorso.
«Il futuro è vostro ragazzi! Sognate cose impossibili, non perdete tempo a sognare quelle normali - il messaggio lanciato alla platea dall’astronauta -. Ma svegliatevi e datevi da fare per realizzarle. Avete voi le chiavi in mano del vostro futuro. Non i vostri insegnanti. Siete voi che dovete decidere cosa fare da grande. Perché sapete quale è il modo migliore per non realizzare un sogno? Quello di non crederci». Perfettamente a suo agio sul palco del Teatro Sociale che peraltro aveva già calcato venerdì sera, quasi come fosse un attore, camaleontico, a tratti ironico e dalla parlantina accattivante, ha incantato gli studenti, lasciandoli a bocca aperta.
Un racconto, il suo, partito da lontano. Dallo sbarco sulla Luna quel 20 luglio del 1969: «Fu il primo grande esempio di social media. Tutto il mondo aveva gli occhi puntati sull’Apollo 11. Pure io. Ero studente in quel periodo e quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande rispondevo: “Voglio andare sulla luna. Voglio fare l’astronauta”». Non è stato semplice, ma ce l’ha fatta. Nel suo sogno ha creduto fino in fondo. Non ha mai mollato. Terminata la scuola superiore, arrivò la cartolina del servizio militare: «Decisi di entrare nei paracadutisti ed è stato interessante, perché mi ha permesso di uscire dal paesino dove sono nato - ha detto, orgoglioso delle sue origini brianzole -. Proprio nell’esercito hanno cominciato a spingermi giù dagli aerei. Ecco, ragazzi: sperimentate, provate cose nuove, cercate di capire sino a dove potete arrivare e quali sono limiti veri. Aprite gli orizzonti. Andate almeno un anno all’estero».
Di ritorno da una missione di guerra, la svolta. «Qualcuno mi chiese: “Cosa vuoi fare da grande?” Capitemi ragazzi: avevo 26 anni, ero un ufficiale dell’esercito, un incursore. Mi sentivo già grande. Eppure ancora quella “vocina”.... l’astronauta». Bene, quel qualcuno gli disse che bastavano tre cose: «I requisiti di base erano una laurea tecnica e non ce l’avevo, la conoscenza lavorativa dell’inglese, pure quella zero e un fisico normale. Questo sì».
Non ci pensò tanto: Nespoli lasciò l’esercito, si iscrisse alla facoltà di ingegneria laureandosi in una università a New York. Ma la strada era ancora lunga. Iniziò la trafila dei concorsi. I primi due andati a vuoto - «non sei stato selezionato, la risposta» -; il terzo fu quello giusto. Già quarantenne, l’ha portato a guardare la Terra da 400 chilometri di distanza. A bordo della Iss, la Stazione spaziale internazionale: «È più grande di un campo da calcio, si muove a 28mila chilometri all’ora e per sei mesi ti senti sempre come se tu stessi cadendo. Devi diventare veramente extraterrestre per stare lassù, ma non ti senti mai solo, perché andare nello spazio è un lavoro di team e chi dà il passo, ricordatevelo, è quello che corre più piano».


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