Decreto Dignità. Posti a rischio per l’alimentare
Allarme di Federmeccanica. In Valle rischiano di esserci pesanti ripercussioni anche nel settore alimentare

Decreto Dignità. Posti a rischio per l’alimentare

Riva, Confindustria: «Il lavoro non si crea così». La Cgil: «Buoni propositi ma con effetti devastanti. Assunzioni a tempo indeterminato con le agenzie»

«Un decreto non può creare lavoro, rischia invece di penalizzare tutto il sistema Paese». Per Lorenzo Riva, presidente di Confindustria Lecco Sondrio, il messaggio lanciato nei giorni scorsi da Federmeccanica - secondo cui il 30% delle imprese del settore metalmeccanico non rinnoverà, alla data di scadenza, i contratti a tempo determinato - nasce dalla lettura dell’attuale contesto. Una realtà che vede l’economia in sostanziale stagnazione, sicuramente anche per effetto di un rallentamento a livello mondiale, ma non solo. Influisce anche l’incerta situazione politica italiana. «Una situazione che si riflette anche sul nostro territorio, dove i segnali di crescita che stavamo rilevando stanno virando verso la stabilità con alcuni cenni di rallentamento».
A questo gli industriali vogliono aggiungere un altro fattore che Federmeccanica ha additato come un limite sempre più pesante: la mancanza di risorse umane formate che, a livello nazionale, riguarda il 48% delle imprese del settore. Un problema sempre più evidente anche sul territorio valtellinese, tanto che, ad esempio, l’attività di Confindustria Lecco e Sondrio per l’orientamento è sempre più intensa. «Ma anche il contesto normativo deve cambiare: ridurre le ore di alternanza scuola-lavoro va nella direzione contraria rispetto a quello che chiedono le imprese». Si rileva che l’impostazione del provvedimento è sbagliata. «È evidente che se in un contesto del genere si introducono ulteriori elementi di rigidità nel mercato del lavoro, come è il caso del decreto dignità, è immaginabile come molte aziende non abbiano in previsione di dare continuità ai rapporti di lavoro a termine in essere. E non perché per noi flessibilità sia sinonimo di precarietà: caso mai è vero il contrario». Lo confermano i numeri di Federmeccanica, dai quali emerge che a livello nazionale il 96% dei lavoratori del metalmeccanico sono a tempo indeterminato. «Per creare occupazione serve una crescita stabile, stimolata da una politica economica adeguata, ci vogliono profili professionali per restare produttivi. In sintesi, un decreto non può creare lavoro. Può, invece, contribuire a creare un contesto più o meno favorevole alla competitività delle imprese. In questo il decreto dignità di certo non aiuta e rischia di penalizzare tutto il sistema Paese». Era stata la Cgil, subito dopo la diffusione delle prime notizie sul decreto dignità, la prima organizzazione a lanciare, in Valtellina, l’allarme sulle conseguenze di una norma «animata da buoni propositi, ma con effetti concreti potenzialmente devastanti» per più di 1500 lavoratori valtellinesi. In particolare, la questione ha interessato sin dai primi giorni il settore alimentare, mentre fra i metalmeccanici questa condizione è meno diffusa. Non è ancora il momento di tracciare dei bilanci, ma si registrano già vari casi di assunzioni a tempo indeterminato attraverso agenzie e in molti altri casi è il momento dei dubbi sul futuro.
Alberto Sandro, segretario provinciale della Fiom-Cgil, fa il punto sul comparto delle tute blu. «Percepiamo la preoccupazione delle aziende che ricorrono al contratto a termine in modo diffuso per le scelte del governo - spiega -. La sensazione è soprattutto il ricorso allo staff leasing, che consiste nella somministrazione di lavoro a tempo indeterminato da parte di agenzie per il lavoro ad un’impresa».


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