«Vetrina milanese per i nostri vini»

Marsetti: «Momento magico per la Valle, ora serve un progetto per una presenza stabile nella metropoli. Bisogna innalzare il valore della denominazione. Questo vuol dire più guadagno per chi lavora i vigneti e più investimenti»

«La Valtellina sta vivendo un momento magico. Ora serve un progetto per essere presenti in modo stabile a Milano». Dopo aver ascoltato la battuta di Matteo Salvini sullo Sforzato, «il vino che – ha detto il leader della Lega – offrirei a Di Maio per chiedergli sforzarsi a fare di più», il presidente di Coldiretti Sondrio Alberto Marsetti si è soffermato sull’attenzione raccolta già nelle prime ore di Vinitaly dallo spazio del Consorzio di tutela vini guidato da Mamete Prevostini. «Questo ci fa capire dove vuole arrivare la Valtellina – ha sottolineato Marsetti, presente a Veronafiere insieme ai colleghi di altre venti cantine valtellinesi nel Padiglione Lombardia -. C’è ancora molto da fare, bisogna lavorare sulla coesione, ma siamo in una fase molto interessante. Si sta facendo molto come mondo del vino, ma questo non basta. C’è un sistema, come diciamo da anni, e in questo momento deve essere unito al cancelletto di partenza. Personalmente ritengo che se non ci riusciamo in questa fase, non so se avremo in futuro altre occasioni simili». Le priorità secondo Marsetti sono chiare. «La prima è innalzare il valore della denominazione. Questo vuol dire fare crescere la remunerazione per chi lavora i vigneti, quindi dare vita a nuovi investimenti. L’intervento delle istituzioni in futuro sicuramente sarà molto importante, ma in caso di vere calamità e non per l’ordinaria manutenzione. Questa fase estremamente positiva ci deve fare capire che il vino valtellinese non può costare poco, anche solo per onorare tutto quello che c’è dietro».
Anche in termini di mercati di riferimento Marsetti ha le idee chiare. «La piazza di Milano è importantissima, viene definita sempre di più la capitale europea del food&wine, ma da parte nostra c’è ancora molto da fare. Un esempio potrebbe essere il successo che ha su Milano il ristorante Sciatt à porter. Ci sono delle esperienze private di cucina e cultura valtellinese di successo. Se investiamo su Milano come marketing del territorio, possiamo ricavare importanti benefici».
Il presidente di Coldiretti punta su uno spazio fisso nel capoluogo lombardo, «in quello che è ormai il nuovo centro della città, tra Corso Como e Porta Nuova». «Un punto di rappresentanza a Milano: per farci conoscere dai milanesi sarebbe fondamentale avere un corner permanente. Si investono molti soldi in campagne poco edificanti, questa potrebbe invece essere una strategia importante. Non è una questione solo di consorzi, dev’essere una creatura gestita dal pubblico in sinergia con associazioni e sponsor privati, per tutto il mondo del food valtellinese».

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