Valtellina alla conquista di Milano
A Milano è andato in scena un nuovo modo di comunicare e di raccontare la Valtellina del vino

Valtellina alla conquista di Milano

I produttori e il loro lavoro. Una serata storica per il vino nella sede dell’Associazione italiana sommelier. Uno stato di salute della provincia in termini di ricettività e comunicazione che sta sicuramente crescendo.

Una Valtellina del vino da dieci e lode alla conquista di Milano. Il 6 giugno nella sede dell’Associazione italiana sommelier di Milano in una delle sale lussuose del Westin Palace è andata in scena una serata storica per il vino valtellinese. Un nuovo modo di comunicare e di raccontare la Valtellina, sganciata dai soliti prototipi di viticoltura eroica, grazie alla regia della sommelier Sara Missaglia, milanese di origine e valtellinese d’adozione che ha riunito nove produttori capitanati dal presidente del Consorzio Aldo Rainoldi.

«Siamo fortunati a lavorare in un territorio del genere e con un vititigno straordinario come il nebbiolo - l’apertura di Rainoldi -. Oggi dobbiamo continuare in questo percorso di valorizzazione territoriale, fatto anche di comunicazione e di racconto per attirare non solo giovani in vigna ma enoturisti da tutto il mondo».

Un cambiamento nel modo di interpretare il ruolo dell’ente consortile, la serata stessa è stata più che un monito in questa direzione. Nove i produttori scelti, seduti in tavoli diversi insieme ai sommelier e wine lovers milanesi. Arpepe, Dirupi, Sandro Fay, Giorgio Gianatti, Mamete Previstin, Walter Menegola, Nino Negri, Marco Triacca La Perla, Tenuta Scerscè. Tutti hanno dato il loro contributo sui temi proposti nella serata, oltre a portare i loro vini in degustazione. Due Rosso di Valtellina, due Sforzati, in mezzo cinque tra le migliori espressioni delle sottozone o forse sarebbe meglio chiamarle cru, come Valgella, Inferno, Grumello, Sassella e Maroggia. Un format inedito, con un racconto del territorio, dalla sua storia alle sue specificità in termini di terroir.

Sui diversi argomenti una super Sara Missaglia ha ingaggiato di volta in volta il produttore ospite, chiedendo un suo intervento sullo specifico aspetto. Una squadra di produttori compatta che ha capito che l’unione fa davvero la forza. Così magari quando si inizia a fare un discorso sulle quote altimetriche in viticoltura, un concetto che molti in Valtellina identificano con Marco Fay, sono tante le aziende che hanno intrapreso questa strada. Anche aziende giovani, il rappresentante ideale di questa new generation che sta tornando in vigna è Davide Fasolini, che insieme al suo socio ha creato il fenomeno Dirupi partendo nel 2004 senza un fazzoletto di terra, senza cantina e senza tradizione famigliare.

Un territorio unico quello valtellinese, come ricordato più volte nel corso della serata. Dal novembre 2018 i muretti e i terrazzamenti sono stati iscritti nel Patrimonio Immateriale Unesco, ora la sfida portata avanti dalla Fondazione ProVinea guidata dalla presidente Cristina Scarpellini è quella del paesaggio rurale per una candidatura sempre targata Unesco, anche se l’obiettivo potrebbe essere quello del riconoscimento della Fao, più competente trattandosi di agricoltura. Un territorio sempre più sostenibile, come dimostrano le esperienze in vigna dove la lotta integrata è portata avanti da Giorgio Gianatti, una missione ma soprattutto una scelta di vita. Gli appezzamenti di terra come se fossero dei piccoli appartamenti perché in vigna si passa molto tempo, ma è tornata la biodiversità. Vigna centenarie, come raccontato da Walter Menegola, che ha ringraziato la sua famiglia per gli insegnamenti e per poter lavorare piante vecchie che trovano la linfa nella terra rocciosa. Una vigna valtellinese dove non la meccanizzazione del vigneto non può che essere parziale, grazie all’intuizione di Domenico Triacca, che oggi vede in cantina il figlio Marco con la sua azienda La Perla dove non mancano altre esperienze interessanti, basti pensare alla lavorazione di vitigni autoctoni come la Pignola. Una sostenibilità anche in cantina con Mamete Prevostini, la sua cantina di Postalesio è stata certificata Casa Clima Wine e come gli piace ricordare ci vuole un fiammifero per scaldarla e un cubetto di ghiaccio per raffreddarla.

Uno stato di salute della Valtellina in termini di ricettività che sta sicuramente crescendo. A dirlo chi viene da fuori, come Danilo Drocco, direttore dell’azienda Nino Negri che dopo una vita passata in Piemonte si è davvero ambientato da queste parti chiamando casa la Valtellina, andando alla ricerca delle origini del nebbiolo che come confermato da un piemontese vero nasce in Valtellina e poi arriva in Langa. I paragoni si sprecano, un big del vino come Drocco afferma senza esitazioni che la Valtellina è una piccola Borgogna. Ne deriva quindi un successo dei vini valtellinesi nel mondo, ormai sulle tavole dei migliori ristoranti del globo come confermato da Isabella Pellizzati Perego, anima e cuore di Arpepe, reduce da un tour di cinque settimane negli Usa.

In America ormai si parla della chiavennasca, non solo a New York e San Francisco, ma anche nel Texas, Maryland e negli altri Stati che sono l’ossatura degli States. Quando vengono in Valtellina anche gente che ha girato tutto il mondo rimane esterrefatta dalle condizioni uniche pedoclimatiche. Ora non resta che vincere la sfida di Milano, i giganti del vino della Valtellina ce la possono fare.


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