Unesco alle Langhe

Marsetti: «Ci siamo

persi per strada»

Il presidente di Coldiretti commenta la decisione - «Siamo partiti prima di loro ma senza sostegno - Difficilmente avremo una seconda chances»

Unesco alle Langhe Marsetti: «Ci siamo persi per strada»
La viticoltura eroica non ce l’ha fatta: il riconoscimento è andato al Piemonte

«Apprendere che il territorio delle Langhe, Roero e Monferrato ha ottenuto il riconoscimento a Patrimonio Mondiale dell’Unesco, pur essendo partito dopo di noi nella messa a punto dell’iter procedurale, non è certo cosa che può farci piacere, però, è anche vero che chi sta di più sul pezzo porta a casa il risultato». Il commento a caldo è di Alberto Marsetti, viticoltore e vinificatore sondriese, presidente di Coldiretti Sondrio e, dal settembre dello scorso anno anche della Fondazione ProVinea, nata nel 2003 con lo scopo principale di spingere l’acceleratore sulla candidatura dei nostri terrazzamenti vitati a Patrimonio Unesco.

«L’iter è partito con la presidenza di Domenico Triacca - precisa Marsetti -, cui è succeduto Severino De Stefani e, quindi, io, che arrivo in ultima battuta. Quello che posso dire è che all’inizio c’è stato un grande entusiasmo attorno alla cosa con altrettanto grande seguito e sostegno da parte delle istituzioni locali, Camera di Commercio e Provincia di Sondrio, in primis, e di istituti privati come la Banca Popolare di Sondrio che molto ha investito nella “causa”. Qualcosa come 600mila euro sono stati messi sul piatto da tutti gli attori per lanciare la candidatura, anche attraverso l’approntamento della pellicola “Le rupi del vino” di Ermanno Olmi, oltre che per la redazione della documentazione considerato che si tratta di un passaggio molto delicato, se si vuole arrivare ad ottenere ascolto». Poi, però, è intervenuto uno “stop” dal Ministero dei Beni e delle Attività culturali dal quale, la nostra valle, non ha più saputo “riprendersi”.

«Il problema è quello noto della cementificazione del fondovalle che, evidentemente, ha pesato non poco sulla possibilità che la candidatura potesse fare dei reali passi avanti - dice Marsetti -, per cui il Ministero ha chiesto nuova documentazione di inquadramento storico culturale del contesto territoriale di riferimento. Perché, per quanto ho potuto apprendere, probabilmente, la candidatura a Patrimonio dell’Umanità come territorio vitato in sé andava troppo a cozzare con la presenza di capannoni sul fondovalle. Ora, la documentazione integrativa, di carattere storico-culturale è stata redatta dal professor Guglielmo Scaramellini, ma, a dire il vero, a mancare sono i fondi per remunerarla e, più in generale, per portare avanti la pratica».

Marsetti, sul punto, è chiaro al riguardo. «Noi saremmo intenzionati a portare avanti il tutto, però, - insiste - non è che possiamo farlo, così, alla leggera. Occorrono fondi, occorre sostegno e occorre crederci. E noi, spiace dirlo, ci siamo arenati. E mi riferisco anche al mio settore, quello vitivinicolo, che non appare più di tanto interessato alla cosa. Tant’è che, al di la di quei due o tre colleghi che si interessano, chiedono, si fanno avanti, per il resto è silenzio tombale. E non che, poi, bisogna prendersela se altri ottengono i riconoscimenti. Perché nelle Langhe, Roero e Monferrato c’è un gruppo che lavora da anni a far crescere tutto il territorio non solo dal punto di vista commerciale e promozionale del prodotto vino, ma della conservazione ambientale nel suo complesso».

Il trenino rosso

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