Un seme di 300 anni per rilanciare il grano saraceno
Adele De Piaz, la custode della tradizione del grano saraceno

Un seme di 300 anni per rilanciare il grano saraceno

Il “curunìn” di Baruffini e il “nustran” di Teglio riconosciuti come qualità autoctone dalla Bicocca. «Un passo importante per il turismo e l’agricoltura»

Il seme di grano saraceno, il “curunìn” di Baruffini, e il seme di Teglio “nustràn” sono gli unici semi italiani autoctoni in base ad una ricerca durata nove anni e condotta dall’Università Bicocca. Per valorizzare la coltura del “curunìn” con influssi in ambito sia agricoli che turistici, è partito a Tirano il progetto “Grano nero” che vede l’associazione Gabbiano come capofila e partner di Comune di Tirano, biblioteca, cooperativa San Michele, associazione Passi e Crinali, cooperativa Kirikù e il museo etnografico.

La prima azione concreta è stata già compiuta con la semina di mille metri quadrati di terreno terrazzato a Baruffini da parte degli ospiti del Gabbiano.

Ieri c’è stata la presentazione del progetto che non sarebbe potuto partire senza il finanziamento delle fondazioni Pro Valtellina e Credito Valtellinese, cui sono andati i ringraziamenti delle parti in causa, e senza la saggezza di Adele De Piaz, un’anziana di Baruffini che per decenni ha gelosamente conservato il seme, stimato di 300 anni d’età.

«Uno degli obiettivi dell’amministrazione è la valorizzazione agricola del territorio - ha detto l’assessore a Cultura e Turismo, Sonia Bombardieri -, per cui sosteniamo questo progetto che, come si capisce dai soggetti coinvolti, ha una forte impronta sociale perché, oltre al recupero del territorio offrirà opportunità di integrazione lavorativa a persone svantaggiate».

Il consigliere con delega all’Agricoltura, Maurizio Mazza, ha sottolineato che «non si ha l’arroganza di ripristinare una coltura che è andata scemando per condizioni economiche e territoriali sfavorevoli, ma ci sembra giusto e doveroso dare valore, dal punto di vista sociale, storico e agricolo, a quello che abbiamo. Forse non ci rendiamo conto dell’importanza di questo seme, che è fortemente legato al turismo. Non c’è turista che passi a Tirano e non voglia mangiare pizzoccheri, prodotti con la farina di grano saraceno».

Il Gabbiano si occupa concretamente della coltivazione del grano saraceno. La semina è stata fatta alla fine del mese di luglio e le prime piantine stanno spuntando in questi giorni. «Averci affidato il recupero di un seme che ha 300 anni di tradizione è una bella responsabilità da portare avanti - ha dichiarato Andrea Patroni dell’associazione Il Gabbiano -, di cui siamo orgogliosi e grati. Il grano saraceno è sempre stato il “pane” quotidiano della nostra gente e, ai tempi, non c’erano campi sporadici come oggi. La fioritura investiva tutta la sponda retica». E ha aggiunto: «Oggi ci siamo buttati nel progetto per diversi motivi: il recupero delle tradizioni, la conservazione della memoria, la speranza di dare futuro a persone con problemi sociali e la creazione di una rete di soggetti che lavorano sul territorio. Affrontiamo la sfida investendo di responsabilità i nostri ragazzi che hanno problemi legati alla tossicodipendenza o all’alcoldipendenza. Siamo convinti che possano raccogliere questa opportunità con un impegno quotidiano e continuativo nel tempo, come il lavoro agricolo comporta».

Un’attività che il Gabbiano porta avanti da tempo coltivando vigneti, meleti e orti. Patroni ha sottolineato anche la valenza educativa del progetto per la società: «I nostri ragazzi possono connotare positivamente il territorio che li ospita con questo servizio». Il primo raccolto sarà a fine ottobre e sarà utilizzato per creare una piccola banca del seme, in modo che questo possa prosperare ed essere distribuito ad altri agricoltori.


© RIPRODUZIONE RISERVATA