Un infortunio ogni duecento lavoratori in provincia di Sondrio
I sindacati chiedono alla Regione di aumentare i controlli destinando maggiori risorse per rafforzare il personale dei servizi ispettivi

Un infortunio ogni duecento lavoratori in provincia di Sondrio

È il dato provinciale che emerge dalle analisi del primo bimestre dell’anno . Un calo di 10 unità in Valle rispetto al 2018 - Fedele (Cisl): «Ma situazione preoccupante se raffrontata agli occupati».

Un infortunio ogni duecento lavoratori nel primo bimestre dell’anno. Migliorano le tecnologie, molti imprenditori investono sulla formazione e i controlli non mancano, ma in provincia di Sondrio gli incidenti sul lavoro continuano a essere tanti. Anche se, a conti fatti, calano rispetto al passato, sono ancora molti di più rispetto ad altre province. Lo confermano i dati emersi dalla riunione dei coordinamenti salute e sicurezza sul lavoro di Cgil Cisl e Uil Lombardia per fare il punto sulla questione, che i sindacalisti definiscono drammatica e, purtroppo, attuale, «degli infortuni sul lavoro che continuano a infestare in maniera rilevante e devastante la nostra Regione».

Nel corso della riunione è stato sottolineato come il dato della Lombardia sia estremamente preoccupante: il trend infortunistico, evidenziato dal raffronto dei primi due mesi del 2019 con lo stesso periodo del 2018, è in evidente crescita. Si sono registrati ben 794 infortuni in più, con un incremento del 4,4%: 19.011 a fronte dei 18.217 censiti nei mesi di gennaio e febbraio 2018. «Un aumento che ci pone di fronte a una vera e propria emergenza», sottolinea Michele Fedele, referente di questo settore per la Cisl e presidente del comitato consultivo Inail di Sondrio. I sindacati hanno quindi deciso di promuovere un’azione di mobilitazione per il 17 aprile mediante un presidio a Milano negli uffici dell’assessorato al Welfare di Regione Lombardia. I sindacati chiedono a Regione Lombardia di aumentare i controlli sulle aziende destinando maggiori risorse - derivanti dalle sanzioni comminate - per rafforzare il personale dei servizi ispettivi e le altre figure in materia di salute e sicurezza sul lavoro, a cominciare dai medici del lavoro.

I dati evidenziano l’aumento dell’andamento infortunistico in regione Lombardia e vedono, però, in controtendenza il trend della provincia di Sondrio. La Valtellina presenta un decremento degli infortuni del 2,6%, essendo stati registrati, nei mesi di gennaio e febbraio 2019, 382 infortuni, 10 in meno rispetto allo stesso periodo del 2018. «Dobbiamo, comunque, rilevare che il dato di Sondrio, pur costituendo un’eccezione in ambito regionale per la diminuzione degli infortuni, rimane sempre un dato preoccupante, in quanto risulta piuttosto alto se rapportato al numero dei lavoratori occupati nella nostra provincia e, soprattutto, se confrontato con i numeri degli infortuni delle altre province lombarde tenendo conto del numero degli occupati», prosegue Fedele.

Un esempio su tutti, che sottolinea la criticità del dato infortunistico della provincia, può essere quello che scaturisce dal raffronto con Lecco. Infatti, considerando che quest’ultima realtà presenta circa 150.000 lavoratori occupati e un numero di infortuni registrato nel primo bimestre di quest’anno di 587, si rileva un evento ogni 250 lavoratori circa. Mentre lo stesso raffronto per la provincia di Sondrio, considerata la forza lavoro di circa 76.000 unità e un numero di infortuni nel primo bimestre del corrente anno di 382, vede una risultanza di un caso di questo tipo ogni 200 lavoratori occupati. Peraltro il dato della provincia di Sondrio rimane alto anche a seguito del confronto con quello di altre provincie, quali, ad esempio, quella di Como, con un infortunio ogni 280 lavoratori o quella di Pavia, con un caso ogni. «Pertanto, anche alla luce di questi dati, è necessario che nella nostra provincia non venga abbassata la guardia in tema di infortuni sul lavoro - conclude Fedele -. È fondamentale che le istituzioni si impegnino, insieme all’associazionismo del mondo produttivo e del lavoro, affinché si attivino non solo azioni repressive, ma anche informative ed educative, per far sì che ci sia sempre maggiore attenzione sulle tematiche della tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro».


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