Turismo estivo in Valle   «Ancora troppe incognite»
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Turismo estivo in Valle

«Ancora troppe incognite»

A giugno riaprono gli hotel, ma tanti dubbi sul decreto che obbliga bar e ristoranti a lavorare solo all’aperto

Estate all’insegna della montagna quella dello scorso anno grazie soprattutto agli spazi aperti capaci di favorire il distanziamento tra le persone e quindi minimizzare le possibilità di contagio da covid, quest’anno la stagione rischia di essere a tutto vantaggio del mare o comunque delle località a più bassa quota rispetto a quelle alpine. Con evidente pesanti ricadute negative sull’economia turistica di Valtellina e Valchiavenna già fortemente provata dalla mancata stagione dello sci.

I vincoli

Il tutto a causa delle nuove regole imposte dal governo per il contenimento della pandemia, a partire dalla possibilità di tenere aperti bar e ristoranti solamente negli spazi all’aperto. Intanto sia a pranzo che a cena, da giugno, secondo quanto stabilito finora, per il solo servizio serale. Un vincolo che potrebbe spingere i villeggianti a prediligere altre mete con un danno per l’economia complessiva delle località turistiche montane.

La preoccupazione tra gli operatori è grande e va di pari passo con una certa rassegnazione. Gli alberghi, con l’eccezione di qualche struttura aperta in Alta Valle dove, ad esempio a Livigno, ancora ci sono le squadre degli atleti dello sci, per la maggior parte sono chiusi. Impegnati in pulizie o piccole e grandi opere di rinnovamento, dovrebbero riaprire per il ponte del 2 giugno, seppur con numerose incognite irrisolte.

Fra maggio e giugno

«Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno riapriranno in molti - dice Roberto Galli, presidente provinciale di Federalberghi -. Certo, rimane il vincolo dei ristoranti. Quello condiziona un po’ tutti perché, al di là delle presenze negli alberghi, nelle case vacanze o nei b&b, interessa anche chi si muove in giornata. Chi dovesse pensare di scegliere una delle località dell’Alta Valle, tra l’incertezza del meteo, delle temperature e dell’aria, con l’idea di dover mangiare all’esterno, magari alla fine potrebbe preferire andare altrove. E dunque al di là della ristorazione, queste regole condizionano un po’ tutto». La vita stessa delle località: dalle strutture ricettive ai negozi.

Per questo si spera che possano essere adottate misure differenziate, come chiesto da più parti, rispetto alle località non alpine. «Anche perché - dice Galli - se qualcuno dovesse essere indeciso tra la montagna e il mare, probabilmente sceglierebbe il mare dove le temperature gli consentono di poter stare all’esterno».

Ristori ridicoli

Qualcosa intanto, seppur timidamente si muove sia in fatto di richieste che di prenotazioni, tutte subordinate alla possibilità di cancellazione dell’ultimo minuto. «Ormai siamo abituati ad un planning incerto» sottolinea Galli. Un’incertezza che pesa sulla gestione del personale con stagionali chiamati all’ultimo minuto o, al contrario come accaduto quest’inverno, rimandati a casa da un giorno all’altro viste le chiusure improvvise.

Lo scorso anno la stagione estiva era riuscita a risollevare le sorti dell’anno, ma ora le previsioni sono decisamente meno rosee. «Il problema è che abbiamo più vincoli dello scorso anno - sostiene Galli -. Per assurdo i dati sono buoni, i vaccini ci sono, ma abbiamo più restrizioni di prima».

Si naviga a vista. «Tutti hanno voglia di ricominciare - prosegue il presidente di Federalberghi - perché l’inverno ha provocato danni grossi e i ristori sono stati ridicoli visto che con i criteri di valutazione utilizzati (tutto il 2020, anche i mesi di gennaio e febbraio) molti non hanno avuto accesso alle risorse essendo rimasti tra il 20 e il 30% di calo. Adesso ci sono i ristori sulla montagna che, al di là di impiantisti e maestri di sci, non sappiamo ancora come gireranno, ma non credo che arriveranno grosse cifre. E dunque c’è voglia di lavorare pur nell’incertezza se lo si farà in perdita, in pari o con qualche margine di guadagno».


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