Sabato 03 Agosto 2013

Trattativa sul latte

Coldiretti lascia il tavolo

La produzione zootecnica ha bisogno di essere remunerativa

La Coldiretti lombarda ha abbandonato il tavolo delle trattative per il rinnovo del prezzo del latte alla stalla. Nella notte di mercoledì all’ennesimo tentativo della controparte, Italatte, Parmalat e Lactalis, di abbassare attorno ai 40 centesimi al litro il prezzo da corrispondere agli allevatori, l’associazione di categoria più rappresentativa del mondo agricolo lombardo ha abbandonato la trattativa, seguita da Confagricoltura.

Luglio è stato un mese difficile per il confronto. Da un lato, le associazioni agricole chiedevano un prezzo che non fosse inferiore ai 43 centesimi, livello considerato il minimo per la sopravvivenza delle stalle. Dall’altro, Assolatte in rappresentanza dei maggiori acquirenti del prodotto, proponeva un prezzo che rimanesse attorno ai 40 centesimi, adducendo l’aumento dei costi del carburante e una contrazione del mercato di riferimento.

«Una proposta che risultava irricevibile - commenta il presidente provinciale della Coldiretti, Alberto Marsetti - almeno se si crede che gli allevamenti debbano ancora esistere. Un’azienda zootecnica non riesce ad andare avanti se il suo prodotto non viene remunerato adeguatamente. Il prezzo dovrebbe sfiorare i 50 centesimi, non andare sotto i 40»

Marsetti ricorda che a gravare sugli allevatori c’è un crescente peso dei costi di gestione. «Quest’anno che i produttori di erbe mediche e mais stanno patendo a causa del tempo instabile - spiega - il costo dell’alimentazione del bestiame sta lievitando». Un aggravio il più per un settore che sta sempre più navigando a vista. «In Valtlelina riusciamo a tamponare il parte il problema, per ché ci sono le cooperative - aggiunge Marsetti -. Ma certo che se il mercato e i costi remano contro la situazione non è comuque facile».

La Coldiretti lombarda è pronta a scendere in piazza per protestare contro il tentantivo di ridurre allo stremo gli allevatori, che attualmente forniscono a Italatte e Parmalat, rispettivamente primo e quinto acquirente di latte, 7 dei 9 quintali di prodotto acquistati all’anno.

«Le grandi imprese del settore non possono cumulare profitti sulle spalle degli allevatori», aggiunge Marsetti, aggiungendo che, tra l’altro, il mercato del latte va bene e permette alle aziende controparte di mettere il latte sul mercato a un prezzo che è quadruplo rispetto a quello riconosciuto alla stalla.

La Coldiretti della Lombardia è arrivata anche a presentare un esposto all’Antitrust accusando Parmalat, Lactalis e Italatte di aver fatto cartello per tenere basso il prezzo del latte.

L’accordo che a fine luglio pareva essere stato raggiunto, che fissava un prezzo di 42 centesimi al litro, non trovando comunque la Coldiretti concorde, a questo punto sembra sia stato rimesso in discussione.n

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