«Super 36, indispensabile un piano B»
Massi caduti sulla statale 36 a Lierna nelle scorse settimane, secondo Castelli le maggiori preoccupazioni riguardano la super all’altezza di Piona

«Super 36, indispensabile un piano B»

Costruttori, il vice presidente di Ance, Gian Maria Castelli, propone di avviare una progettazione esecutiva. «A Piona il tracciato scivola verso il lago, in caso di problemi così avremmo almeno un percorso già avviato».

Occhi puntati sul grande malato, la statale 36. L’associazione dei costruttori invita a fare presto per approntare un “piano B”. «Il progetto risale agli anni 60 e i primi lotti sono stati eseguiti nel 1962 - spiega il vice presidente di Ance Lecco Sondrio (l’associazione che rappresenta l’industria italiana delle costruzioni), Gian Maria Castelli -. Purtroppo emergono periodicamente delle problematiche come quella della frana delle scorse settimane. Noi in Italia interveniamo quando c’è il problema. Se invece avessimo, come fanno in Svizzera, lo studio preventivo di tutte le opere necessarie, allora si potrebbe intervenire in caso di disponibilità delle risorse prima di eventuali allarmi». Per posizionare paramassi e costruire gallerie artificiali, quindi, non si dovrebbero aspettare gli smottamenti, con le conseguenti chiusure e i disagi che ne derivano. Le maggiori preoccupazioni riguardano però la galleria della superstrada all’altezza di Piona.

«Opera che è stata in un certo senso ripristinata e mi auguro che duri ancora un po’ di anni, ma resta un grossissimo problema - sottolinea Castelli -. Sappiamo che c’è la possibilità di uno scivolamento verso il lago, se questi problemi dovessero coinvolgere anche la provinciale 72 ci troveremmo isolati». Serve quindi un’alternativa, ad esempio un tunnel più a monte che dia una sicurezza ben maggiore, ben sapendo che una variante non si fa dall’oggi al domani, né progettualmente né esecutivamente, e che le indagini spettano a scienziati esperti in geologia e altre materie affini».

Sarebbe un’opera di assoluto impegno, aggiunge Castelli, «ma occorre realmente iniziare a capire come reagire e mettere in calendario un intervento efficace. Se cominciassimo a promuovere una progettazione esecutiva, nel momento in cui dovesse emergere un problema, avremmo già un percorso avviato per affrontare questa criticità».

Passando ad altro, il 15 maggio era la data fissata per la partenza dei lavori, tutti di importo inferiore a 350.000 euro, da appaltare con le procedure semplificate della recente legge di bilancio. Un provvedimento per il quale, in provincia di Sondrio, ai 76 Comuni era stato destinato un contributo statale pari a 3.450.000 milioni di euro.

A gennaio Ance aveva apprezzato la mossa del governo. E ora, in attesa di un’eventuale mappatura definitiva degli interventi, è tempo di primi bilanci. «Abbiamo assistito nelle ultime settimane a una serie di piccoli appalti da alcune centinaia di migliaia di euro che servono per darci un pochino di ossigeno - spiega il vice presidente Castelli -. Sono lavori preziosi per il settore, perché altrimenti saremmo stati veramente in grossissima difficoltà». Ma al centro dell’attenzione della categoria ci sono anche altri aspetti di rilievo nazionale e locale. I vertici nazionali dell’associazione hanno affermato che pur rappresentando un primo segno tangibile della volontà di rimettere le costruzioni al centro del Paese, il decreto “sbloccacantieri” «non risolve le grandi criticità che impediscono il rapido utilizzo delle risorse stanziate, a iniziare dalla sedimentazione normativa e dalla burocrazia asfissiante». «Attendiamo con estrema ansia lo sblocco politico del regolamento sui cantieri, perché porterebbe con sé delle opere di una certa consistenza e benefici diffusi», aggiunge Castelli. L’edilizia, nonostante il calo del numero delle aziende, dei dipendenti e delle ore lavorate, resta un settore trainante per l’economia locale e per il Paese. «Un milione di euro investito nel nostro settore ha un traino di altri due-tre milioni. Mettiamo in movimento una serie di comparti – ad esempio chi si occupa degli impianti e coloro che forniscono mezzi e servizi – con dei benefici diffusi».

Non si possono dimenticare le opere fondamentali per la viabilità. Non soltanto per il lavoro che si crea in ambito locale, ma anche per le conseguenze positive sull’economia e sulla vita quotidiana di cittadini e turisti. «Speriamo che esca a breve l’appalto della tangenziale di Tirano - auspica Castelli -. Quell’opera darebbe lavoro a un notevole numero di aziende e collaboratori. Sulla variante di Morbegno abbiamo avuto la fortuna di avere, di fatto, impegnata la Cossi, che in termini di esecuzione di gallerie è una delle imprese più qualificate, e opera con impiego di manodopera valtellinese. Il lavoro è stato fatto come doveva essere e le tempistiche sono state rispettate».


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