Strada del Maloja, il governo retico:  «Faremo un tunnel»
Partecipata l’assemblea che si è tenuta oltre confine a cui hanno preso parte molti frontalieri

Strada del Maloja, il governo retico:

«Faremo un tunnel»

In Engadina. Il consigliere di Stato Mario Cavigelli in un incontro ha rassicurato residenti e frontalieri: «Ci vorranno 7/8 anni e 200 milioni di franchi».

Un tunnel di due chilometri per mettere in sicurezza la strada del Maloja tra Plaun da Lej e Sils. L’annuncio è arrivato martedì sera, proprio a Maloja, dal consigliere di Stato dei Grigioni Mario Cavigelli. L’incontro pubblico, promosso dai granconsiglieri al parlamento di Coira della Bregaglia e dell’Engadina, aveva l’obiettivo di fare il punto sui progetti dedicati alla soluzione di un problema che si cerca di affrontare da almeno trent’anni: la chiusura della cantonale in caso di abbondanti nevicate per il pericolo di valanghe e il rischio di caduta di massi in estate su un tratto di circa 3,5 chilometri.

Dopo numerose analisi e progetti che non hanno portato a una soluzione efficace, ora si punta su una galleria lunga circa duemila metri dalla rotonda di Sils in direzione di Maloja.

Nel tratto rimanente si punterà sul distacco controllato delle valanghe e naturalmente su una costante sorveglianza. Le risorse non saranno un problema. «Stiamo parlando del tunnel più grande e costoso costruito dal Cantone: si prevede una spesa di circa 200 milioni di franchi – ha spiegato Cavigelli, che nel governo retico si occupa di queste tematiche -. Il prossimo passo molto concreto è iniziare con la realizzazione di una pianificazione per un progetto generale».

Tutto il tratto interessato si trova nei Grigioni, ma riguarda anche moltissimi italiani. E la soluzione annunciata martedì sera a Maloja interesserà anche i frontalieri, ma solo - nella migliore delle ipotesi - fra una decina di anni. «Parliamo di 7-8 anni di lavoro di pianificazione e poi il governo potrebbe approvare questo progetto generale». Eventuali ricorsi potrebbero determinare un prolungamento dei tempi. «Spero che questa variante venga accettata anche dagli ambientalisti: lavoriamo in una zona importantissima a livello internazionale e il loro supporto è fondamentale», ha concluso Cavigelli. Fra il pubblico c’erano alcune decine di lavoratori italiani, interessati a conoscere le eventuali novità, ma soprattutto abitanti della Bregaglia e dell’Engadina. Le chiusure sono fonte di disagi per i cittadini e per le aziende. «Serve una soluzione in fretta, non fra 20, 30 o 40 anni, ha sottolineato Andrea Crüzer, presidente dell’Associazione artigiani e commercianti Bregaglia -. Le conseguenze delle chiusure sono pesanti». Non solo per le imprese, costrette a fare i conti con lunghi periodi di incertezza oltre ai giorni di effettiva chiusura, che nel 2018 sono stati sei, ma anche per studenti e lavoratori.

Per esempio la scorsa settimana una donna residente in Bregaglia non è potuta andare all’ospedale di Samedan perché la sbarra poco dopo Maloja, in direzione di Plaun da Lej era abbassata. È stata trasportata a Chiavenna e successivamente a Sondrio. «Ci chiediamo chi pagherà queste prestazioni», ha rilevato Erna Giovanoli nel corso della riunione.


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