Sondrio e dintorni, allarme cervi e caprioli: «Devastano le coltivazioni»
Vigneti martoriati dalle invasioni dei cervi: i tralci e i germogli sono stati mozzati

Sondrio e dintorni, allarme cervi e caprioli: «Devastano le coltivazioni»

I sindaci del Sondriese vogliono interventi: «Pericoli in aumento». Chiesti sbarramenti elettrici, che in Francia sembra stiano funzionando.

Urge correre ai ripari per fermare cervi e caprioli che devastano le coltivazioni, falcidiano i vigneti, mettono a rischio la sicurezza del territorio e rappresentano sempre più un pericolo per la collettività. A protestare contro il proliferare incontrollato degli ungulati, chiedendo che quanto prima «si mettano in atto presidi da parte degli enti sovraccomunali», sono i 22 sindaci del comprensorio di Sondrio, gli amministratori che siedono in Comunità montana più il primo cittadino del capoluogo.

Testuale la richiesta contemplata nella lettera inviata ieri al prefetto Paola Spena, all’assessore regionale alla Montagna Massimo Sertori ed a Elio Moretti, presidente della Provincia, laddove per presidi si intendono degli sbarramenti elettrici, che in Francia pare stiano dando risultati. Partono da dati oggettivi i 22 firmatari, cioè «dalla presenza ormai incontrollata di cervi e caprioli a bassa quota, che sta creando non pochi problemi agli agricoltori del nostro mandamento di Sondrio». Una crescita esponenziale di ungulati, con inevitabili «problemi all’agricoltura, alla viticoltura e alla selvicoltura, con costi esorbitanti». Nel mirino, soprattutto sono i terrazzamenti del versante retico, «viticoltori che, dopo i cinghiali, oggi si trovano a contare ingenti danni causati da cervi e caprioli» sottolineano i sindaci.

Particolarmente graditi da questi ungulati «i giovani germogli», dei vigneti, di cui vanno ghiotti, «compromettendo però completamente la produzione dell’anno». Ciò provoca un «enorme danno economico in primis, ma anche una sorta di scoraggiamento, che apre la porta alla decisione di abbandonare la coltivazione, con le conseguenze che ne derivano». A più riprese su queste colonne si è data notizia negli ultimi mesi di vere e proprie razzie messe a segno da questi animali con i viticoltori disperati poiché, nonostante diverse misure adottate - dal recintare, per quanto sia possibile, la vigna all’utilizzare prodotti repellenti -, il problema anziché rientrare, diventa sempre più importante. Tant’è: «Gli agricoltori, pur avendo cercato con i mezzi legalmente consentiti ad arginare il fenomeno, anche col sostegno della Provincia, non riescono più a fronteggiare questa emergenza» testimoniano nella lettera, rimarcando «anche l’enorme importanza sociale ed economica del comparto agricolo, ed in particolare viticolo per l’intera provincia».

Ma non c’è solo l’agricoltura a farne le spese: «La presenza di ungulati a bassa quota nelle zone urbanizzate, costituisce un pericolo incombente per gli automobilisti e motociclisti, che mentre transitano sulle strade di mezza costa, sono soggetti a frequenti incontri ravvicinati con gli animali che improvvisamente attraversano la carreggiata». Le cronache dei media locali, infatti, sono piene di notizie riguardanti incidenti - anche gravi - che vedono protagonisti animali scesi verso il fondovalle a cercare cibo. Scontri e uscite di strada che sono all’ordine del giorno e che richiedono un intervento tempestivo per porre fine a questo preoccupante fenomeno.

Esasperati, chiedono dunque che si prendano provvedimenti, «come succede in altre zone d’Italia e anche in paesi esteri a noi limitrofi quali Svizzera e Francia».


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