Sentieri ostruiti da tronchi e massi  Altro che turismo
A San Giacomo Filippo lungo la Via dei carden questo è lo spettacolo che si presenta all’escursionista

Sentieri ostruiti da tronchi e massi

Altro che turismo

Tra la Valchiavenna e le regioni svizzere di confine dal 2010 sono stati disegnati i tracciati per escursionisti. Oggi versano in pessime condizioni senza alcuna cura.

Dal sentiero non si passa. Ci sono tronchi e massi. Nessuno ha spostato le piante cadute e non sono stati ridisegnati percorsi nei punti degli smottamenti. Inoltre in alcuni pendii trovare la direzione fra l’erba alta è complicato. Potrebbe essere uno dei tanti itinerari d’alta quota, che dopo la fine dell’attività negli alpeggi sono stati praticamente abbandonati. Ma in questo caso stiamo parlando di uno dei tracciati delle Vie dei càrden, le tipiche costruzioni di legno diffuse in Italia e in Svizzera. Una bella opportunità per richiamare escursionisti, puntando su quel turismo lento che fa sorridere (a suon di presenze) tanti territori limitrofi alla provincia di Sondrio.

Il progetto supportato da un Interreg con 500mila euro, aveva portato nel 2010 all’inaugurazione di vari itinerari, tutti segnalati sul sito ufficiale www.viedeicarden.it tra la Valchiavenna e le regioni svizzere di confine. Ma per un escursionista che decide di camminare su questi itinerari le brutte sorprese non mancano.

Un esempio è quello del Campodolcino-Avero–Dalò. A pochi anni dall’inaugurazione è in pessime condizioni. È indicato agli escursionisti esperti, ma in queste condizioni si sommano il danno dell’impraticabilità alla beffa. Quest’ultima è rappresentata dai soldi spesi per la realizzazione: ai tempi s’era parlato di settantamila euro.

Certo, per sistemare una zona distrutta da una frana – la Val Zerta sopra Gallivaggio è particolarmente soggetta a distacchi di materiale roccioso – servono altre risorse, ma lasciando tutto così si vanificano gli sforzi del recente passato.

Il capofila del progetto era il Muvis, che aveva messo in campo la propria competenza per attivare sia i progetti legati alla sensibilizzazione della popolazione, che alla riqualificazione degli edifici e dei sentieri. Il progetto era stato definito una vera eccellenza nell’ambito degli Interreg, inoltre i convegni dedicati a questa tematica da Milano a Campodolcino avevano messo in risalto la bontà del lavoro svolto dal museo presieduto da Paolo Raineri. Sembra però che nessuno a livello locale abbia avuto la capacità di supportare con convinzione questo progetto. Ora la Comunità montana della Valchiavenna vuole cambiare rotta. Il primo aspetto è quello delle condizioni dei tracciati.

Mauro Premerlani, assessore impegnato sul fronte dell’ambiente, non ha dubbi, anche perché è stato per anni presidente della sezione chiavennasca del Cai che riunisce ottocento iscritti e ha percorso decine di sentieri con gli attrezzi per la pulizia, la vernice rossa e bianca per segnare i sentieri.

«Manutenzione è la parola d’ordine – spiega -. Non soltanto sulla Via dei càrden da Campodolcino a Pianazzola, ma anche in tutti gli altri sentieri. Mi riferisco anche alla Via Spluga, che in alcuni punti è invasa dalle erbacce. Altrimenti richiamare turisti è molto più difficile».

L’altro argomento è la presenza di strutture per l’accoglienza degli escursionisti. «C’è un progetto per un altro rifugio in Alta Valle Spluga. In prospettiva c’è la costruzione di una struttura nella zona del passo del Baldiscio, in collaborazione con gli amici svizzeri, nel contesto di un programma Interreg».

Si torna a parlare di progetti transfrontalieri, insomma. Nella speranza che in questo caso non vengano lasciati a metà.


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