Scontrino elettronico, la protesta dei rifugisti: «È l’ennesima tegola»
Lo scontrino non avrà più validità fiscale e il commerciante non dovrà più “fare cassa” la sera

Scontrino elettronico, la protesta dei rifugisti: «È l’ennesima tegola»

La novità fiscale. Cambia la contabilità della cassa. Dal primo gennaio avverrà in modo telematico. «Costretti ad acquistare nuovi e costosi registratori».

Ma tutti? «Sì, tutti quelli che emettono scontrini fiscali, scontrini manuali, ricevute fiscali». Anche i piccoli bar dei paesi di mezza costa? «Sì, anche quei piccoli bar». E i rifugi alpini? «Sì, anche i rifugi alpini». Persino nei rifugi, negli esercizi ricettivi che custodiscono le terre alte, tra operatori già alle prese con le criticità di un anno dal clima instabile, arriva come “nuova tegola” il tema dello scontrino digitale, la nuova piccola “rivoluzione telematica” con la quale si sta misurando il mondo del commercio.

Dal 1 luglio ci sono nuove incombenze nella contabilità, dopo la fatturazione divenuta elettronica, ora tocca ai “corrispettivi elettronici”. Tutte le attività, o gli operatori commerciali che hanno più negozi e il cui fatturato singolo o cumulativo superi i 400 mila euro si sono già dotati, dal 1 luglio, del nuovo “registratore di cassa telematico”. Dal 1 gennaio 2020 la nuova procedura e obbligo sarà estesa e diventerà obbligatoria per tutti. Le novità per chi ha a che fare con la clientela nelle proprie attività sono nella cassa, non sulle variazioni rispetto ai propri volumi di affari. No. Proprio, sulla cassa, il dispositivo e misuratore fiscale che ogni esercizio ha piazzato sul bancone e che ora deve diventare “telematico”.

Molte casse andranno cambiate. «Ci dovremo attrezzare come tutti – spiega Elisa Montani presidente del Gruppo Rifugi dell’Unione Commercio, turismo e servizi della provincia di Sondrio, operatrice al Rifugio Alla Corte, Rasura – adeguarci alla normativa. E saranno costi. Io ad esempio dovrò acquistare un nuovo registratore di cassa. Quello che ho era abbastanza recente e non è aggiornabile. Mi toccherà tenere l’apparecchio seminuovo che utilizzo ora, in un armadio a far niente e mettere nel bilancio l’acquisto di una nuova macchina. Spero che i miei colleghi abbiamo dotazioni aggiornabili. Consideriamo che siamo una categoria che opera in condizioni non facili, e nemmeno per tutto l’anno e per giunta con agevolazioni davvero minime». L’ennesima tegola insomma.

Il commerciante e operatore non deve più fare a fine giornata, il consuntivo manuale degli scontrini emessi, tutto avviene via internet. Cambiano le procedure, la cassa diventa telematica e finisce per il consumatore l’era dello “scontrino fiscale” da custodire fino a casa. I nuovi registratori di cassa, o Registratori Telematici trasmettono a fine giornata il saldo dei corrispettivi giornalieri e non il singolo scontrino. Al cliente verrà rilasciato un documento che ha valenza ai fini commerciali e non più fiscali. Servirà in caso di cambio merce o come garanzia. Per i grandi store, i centri commerciali, la digitalizzazione delle procedure è una evoluzione normale, per i “piccoli” sono nuove fatiche. Le unioni e le associazioni di categoria sondriesi stanno seguendo i nuovi iter di buona lena. E per i dettaglianti la «rivoluzione» è in corso, pur tra qualche perplessità.

«Ci sono novità – conferma da Chiuro Davide Moltoni, presidente della categoria dettaglianti dell’Unione Commercio, servizi, di Sondrio – viene avanti il problema dello scontrino elettronico. E io, che ho un negozio a Ponte e uno a Chiuro e supero sui due esercizi la soglia di incassi stabilita mi sono dovuto attrezzare. Non emetto più l’abituale scontrino fiscale, e alla sera tutto il flusso di documenti, in digitale, viene spedito alla Agenzia delle Entrate sul tuo sistema su cui già gravitano dal 1 di gennaio tutte le fatture. Personalmente – afferma – non ho avuto grossi scompensi se non sistemare la cassa. Ed è stato un investimento. Nel mio caso – precisa – avevo cambiato i registratori di cassa lo scorso anno e ho dovuto ricambiarli».

Doppia spesa, vari modelli, si parte dai 550 euro. «Penso inoltre – prosegue – ai miei dettaglianti, i 250 esercenti che sono iscritti alla Unione Commercio al dettaglio. Alcuni hanno una certa età, gli si pone un impegno nuovo. E tutto questo avviene in un settore che è già al lumicino, che fatica per sopravvivere. E quando chiude un esercizio, per noi, non ci sono ammortizzatori sociali. Solo posti di lavoro e imprese mancanti e famiglie più fragili».


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