«Sci in crisi, una nuova strategia»
Chiesa in Valmalenco, piccoli sciatori con il Cai Sondrio (Foto by Luca Gianatti)

«Sci in crisi, una nuova strategia»

Il presidente di Anef evidenzia un altro tema oltre all’incremento dei costi e al calo delle presenze. «Ai noti problemi si aggiunge un deficit di comunicazione: piste aperte con la neve artificiale ma non tutti lo sanno».

Non c’è stata solo l’assenza di neve a complicare la situazione di un settore che deve fare i conti con una situazione di partenza drammatica. Anche le temperature più elevate della media stagionale hanno reso tutto ancora più difficile. E adesso dagli impiantisti arriva una richiesta ben precisa: in attesa di decidere del futuro del settore, bisogna imparare a comunicare che le piste sono aperte grazie all’innevamento artificiale. Proprio come fanno in altre località dell’Arco alpino.

Massimo Fossati, amministratore delegato di Imprese Turistiche Barziesi, è il presidente dell’Anef Ski Lombardia, l’associazione che riunisce in questa regione 41 società. La maggior parte delle imprese ha cominciato la stagione sciistica 2016-17 con un compito preciso: portare la neve – artificiale – sulle piste.

Il problema, secondo il dirigente dell’associazione legata a Confindustria, è stato rappresentato dall’inversione termica. Rispetto al passato c’è stata meno neve, ma anche – e soprattutto - quel fenomeno che ha portato ad avere in alta quota temperature superiori a quelle registrate più in basso. «A monte abbiamo registrato temperature difficili da gestire in quasi tutte le località. Questa dinamica ha inciso sulla quantità di neve che si è potuta produrre a parità di quantità di acqua ed energia elettrica».

Il costo a metro cubo di neve varia anche a seconda del tipo di approvvigionamento e alla quota di captazione dell’acqua. Se ci sono bacini la situazione è ben migliore rispetto al caso in cui è necessario recuperare risorse idriche a valle e portare in quota. Una media stazione spara dai 60mila ai 3-400mila metri cubi di neve. Secondo le cifre medie calcolate da Anef la spesa va da 1,60 euro a 2,50 al metro cubo compreso tutto, anche lavorazione della neve. In termini di superficie, un metro quadrato di pista costa circa 80 centesimi. La preparazione di un tracciato largo trenta metri e lungo 2,5 chilometri determina l’esborso di circa 60mila euro.

«Ma per quindici chilometri di piste la spesa dell’innevamento artificiale ammonta fino a 600mila euro», spiega Fossati citando l’esempio di un’azienda associata. «Se ci fosse la neve naturale, basterebbe qualche centesimo di euro a metro quadrato», precisa il presidente dell’Anef.

Il dibattito è vivo in tutte le zone sciistiche. Gli operatori del settore si chiedono se sia normale doversi accollare i costi di un’attività che fa da traino a buona parte del turismo invernale. La situazione di partenza è complessa, come era emerso in autunno, ben prima di questi ultimi mesi segnati dalla scarsità della precipitazioni nevose.

Quella degli impianti a fune in Valtellina è un’industria di tutto rispetto, che genera con i suoi 65,5 milioni annui di fatturato, pari al 6% del Pil locale, e un indotto che supera i 270 milioni. Il comparto dà lavoro a 450 dipendenti, anche se il numero delle unità̀ che ruotano attorno agli impianti di risalita può̀ tranquillamente arrivare a quota 3mila. Tutto deve fare i conti con il peso dei debiti 150milioni, tanto che sono allo studio varie soluzioni. E tutto ora, come premesso, si è ulteriormente complicato. «Questa situazione è insostenibile. Ci siamo attrezzati per sopravvivere con la neve artificiale, ma i costi stanno facendo morire il settore anche se è risaputo che dei benefici dell’innevamento gode tutta la filiera della montagna in inverno. Le istituzioni sono a conoscenza di questa realtà dei fatti, ma risolvere questo problema non sarà semplice».

Anef definisce una chiara aspettativa per il futuro. «Quasi tutti abbiamo aperto i nostri impianti, ma c’è stato un calo delle presenze. In Alto Adige e Trentino c’è la stessa carenza di neve, ma in quelle province si è ottenuto un +20%. Questo dato dimostra che dobbiamo crescere sul piano della comunicazione. Serve una strategia di sistema che spieghi un aspetto chiaro: in Lombardia si scia bene anche con l’innevamento artificiale».


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