Scampato pericolo, il clima alpino salva il nostro miele
Vasetti di miele in vendita, la Valtellina vanta numeri in controtendenza rispetto al resto del Paese

Scampato pericolo, il clima alpino salva il nostro miele

A fronte di una perdita stimata del 50% in Valtellina si registra una buona annata produttiva. La montagna ringrazia piogge e temperature più fresche.

Miele, consuntivi sulla produzione 2018. In Valtellina si parla di «scampato pericolo» dopo una primavera e un’estate in corso passate tra marcate bizze meteo, a proporre condizioni climatiche instabili e poco temperate. Mentre in tutto il resto dell’Italia operatori e associazioni di categoria lamentano una perdita generalizzata che si aggira intorno al 50%, la realtà della provincia di Sondrio annuncia la sua specificità.

«Il caldo record anche di questi giorni – dichiara Silvia De Palo, presidente Apas, Associazione produttori apistici della provincia di Sondrio – alternato a variazioni al brutto, con pioggia e grandine, ha condizionato il lavoro delle api nella gestione degli alveari e nella raccolta del nettare, ma nelle nostre zone si delinea un segno più. Rispetto al contesto nazionale siamo in evidente controtendenza. Stiamo finendo di raccogliere – ha aggiunto – i frutti di una annata senza particolari cali produttivi, specie – precisa – se paragonata a quanto si raccolse nel 2017. E anche sulle medie generali, dopo tante stagioni di sostanziale calo, siamo ripartiti». Spiega che quest’anno, per prima volta dopo tanto tempo, si è riusciti a fare «anche una discreta produzione di miele di acacia, accanto al millefiori primaverile di montagna, di alta montagna, un discreto rododendro, e un po’ meno produttivo il castagno e il tiglio».

In giro, quindi, “circola” poco miele, mentre noi ne abbiamo. «Il merito – spiega De Palo – è del clima alpino e questa è a sua volta per noi una sorpresa. In genere – aggiunge – chi fa miele in montagna di prodotto ne fa meno, il miele per chi vive e lavora in quota è sempre una sfida, le temperature meno miti lasciano aperte meno finestre temporali e meteorologiche utili per la fioritura di determinate varietà. Basta un periodo di precipitazioni e freddo e perdi gran parte del lavoro. Invece quest’anno la severità del clima si è capovolta, le temperature molto elevate in pianura hanno fatto danni a fiori, piante, api. Da noi i temporali ricorrenti hanno invece portato refrigerio, garantendo una fioritura sempre vivace con tanto polline». Ora a Sondrio si attendono altri dati provenienti da altre zone alpine simili alle nostre, potrebbe proporsi una eccezionalità di annata per i non sempre fortunati produttori di miele di montagna.

Tutto questo fa emergere anche interessanti prospettive di mercato. La carenza di miele italiano, come rileva l’associazione agricola Coldiretti, «apre la strada alle importazioni da altri Paesi. Importazioni che già nel primo quadrimestre del 2018 hanno fatto segnare un vero e proprio boom con un incremento del +32% per un totale di oltre 9,4 milioni di chili. Per un mercato che vede già due barattoli di miele su tre provenire dall’estero. Questo mentre gli acquisti da parte delle famiglie italiane, solo nell’ultimo anno, sono aumentati del 5,1%».

Coldiretti invita anche, a fronte di una rarefazione della produzione italiana, a diffidare dei barattoli che vengono venduti senza etichetta, magari spacciandoli per italiani. La parola Italia, spiegano, deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale, mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione «miscela di mieli originari della Ue, miscela di mieli non originari della Ue o, di mieli originari e non originari della Ue».


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