Sarà l’anno delle mele bio, nuova sfida per Melavì
Nuovi progetti per Melavì

Sarà l’anno delle mele bio, nuova sfida per Melavì

Apripista sarà l’area di Piateda, a sud della statale 38, dove saranno convertiti al biologico nuovi frutteti confinanti con quelli che hanno già ottenuto la certificazione o che la otterranno fra il 2018 e il 2019.

Parte da qui la nuova sfida della cooperativa frutticola Melavì che crede nel futuro della mela biologica e vuole invitare i frutticoltori a perseguirlo. D’altra parte il mercato – e non solo quello delle mele – è avviato sulla strada del bio e Melavì è convinta che da questo possano sortire nuove opportunità per la frutticoltura – le cui difficoltà sono risapute – recuperando il ritardo accumulato negli ultimi anni. Il progetto che riguarda il biologico partirà quest’anno e sarà Melavì stessa a testarlo con i frutteti di sua proprietà, ponendosi da esempio per gli altri soci. «Il biologico rappresenta una scelta quasi obbligata – spiega il presidente di Melavì, Bruno Delle Coste -: è il mercato a chiedere una diversificazione della produzione. La nostra cooperativa deve essere in grado di offrire ai propri clienti anche mele bio, come del resto fanno tutti i nostri concorrenti. Crediamo nel biologico e siamo convinti che questa scelta avrà effetti positivi su Melavì, sulle aziende socie e sulle frutticoltura valtellinese, anche per gli indubbi vantaggi economici, considerato che le mele bio vengono pagate di più». In sostanza un’attenzione al territorio coniugata anche ad un maggiore incasso è quanto caratterizza questa operazione. «Questo è il momento giusto per fare la conversione – sostiene il presidente -. Non possiamo attendere oltre, perché il mercato va in questa direzione: oltre ai benefici economici potremo avere un miglioramento dell’immagine complessiva della frutticoltura valtellinese».

I terreni interessati dalla conversione a Piateda sono, come detto, quelli coltivati direttamente da Melavì attraverso l’azienda agricola di proprietà: i maggiori introiti derivanti dalla vendita della produzione biologica - questo l’auspicio espresso - consentiranno l’ampliamento dell’attività. Delle Coste riconosce che i costi del bio siano maggiori, mentre gli aggravi non sono significativi sul fronte dell’impegno in campagna: «Il biologico rappresenta un ritorno alle origini e agli insegnamenti dei nonni – sostiene Melavì -. Servono un’accurata conoscenza di insetti e parassiti del melo, che peraltro i nostri frutticoltori hanno e una maggiore attenzione alla pianta per tutto il corso dell’annata agricola». Durante la coltivazione si utilizzano prodotti naturali, mentre il diserbo avviene in modo meccanico (alleati della produzione biologica sono gli insetti). Infine la certificazione: un rigido sistema di controlli verifica tutti i passaggi fino al rilascio della certificazione al termine di un percorso che dura tre anni, durante il quale la produzione può continuare ad essere venduta come tradizionale.


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