«Ritardi e inefficienze  Ma  è la denatalità    l’emergenza più grave»
Carlo Cottarelli è stato vice presidente del Fondo monetario internazionale

«Ritardi e inefficienze

Ma è la denatalità

l’emergenza più grave»

Incontro Cottarelli domani sarà ospite di Banco Desio,

Nel suo ultimo libro l’economista scrive dei sette peccati

che affliggono il sistema-Italia e ne frenano la crescita

Domani alle 18 a Desio, nella sala congressi di Banco Desio, in via Rovagnati, Carlo Cottarelli presenta il suo libro “I sette peccati dell’economia italiana” (Feltrinelli, 174 pagine,15 euro).

Tra un debito pubblico al 133% del Pil (è il terzo più alto al mondo dopo Grecia e Giappone), una produttività che non cresce dall’inizio del nuovo millennio, l’evasione fiscale, la burocrazia e la corruzione, l’ex vice presidente del Fondo monetario internazionale, in più occasioni, ha indicato nel basso indice di natalità uno dei mali più gravi del nostro Paese. «La riduzione sensibile delle nascite - sottolinea Cottarelli - è il nostro peccato più grande. Capisco che possa non essere subito percettibile, ma il crollo demografico ha delle ricadute sia sui costi pubblici sia sulla produttività. I giovani - spiega - sono la forza dell’economia ed il fatto che nascano sempre meno bambini è un problema sociale ed anche economico. Per farvi fronte non basta il bonus bebè, servirebbero forti investimenti per favorire la natalità come è stato fatto in Svezia alcuni anni fa. Bisogna però dire che loro se lo potevano permettere perché hanno un ridotto debito pubblico, mentre il nostro è piuttosto ingente».

La via maestra

Proprio con riguardo al debito pubblico, Cottarelli sostiene che la via maestra è attuare riforme strutturali per aumentare la crescita. Alle riforme andrebbe abbinato un moderato livello di austerità fiscale.

«Con un tasso di crescita del Pil maggiore dell’1% all’anno - ripete Cottarelli -, in quindici anni il rapporto tra debito e Pil diventerebbe del 70%. Se c’è maggiore crescita, aumentano le entrate dello Stato e se queste vengono risparmiate interamente, questo sarebbe il risultato».

Spesa primaria

Secondo l’economista, «l’obiettivo è arrivare al pareggio di bilancio con il congelamento della spesa primaria in termini reali: con la situazione del marzo 2016 e queste linee strategiche il pareggio di bilancio si sarebbe raggiunto nel 2019. Nel 2017, in realtà, la spesa è leggermente aumentata, quindi il pareggio di bilancio è raggiungibile nel 2021. Intraprendendo questa strada, con la riduzione del debito pubblico del 3% ogni anno, il rapporto con il Pil raggiungerebbe il 100% nel 2027 e il 70% nel 2044».

In questo processo non bisogna farsi affascinare da quelle che Cottarelli definisce scorciatoie: ripudiare il debito, privatizzarlo, metterlo in comune con gli altri Paesi europei, soprattutto uscire dall’euro e tornare alla lira.

«È vero che l’entrata nell’euro - nota Cottarelli - ha causato problemi alla crescita italiana, ma questo perché i costi di produzione sono saliti più di quelli di altri Paesi, non potevamo più svalutare e abbiamo perso competitività. I costi per uscire dall’euro sarebbero grandi e avremo una nuova moneta che si svaluterebbe e un’inflazione enorme. Quello che serve è un recupero della competitività facendo quello che sta facendo la Spagna, cioè riducendo i costi di produzione attraverso un miglioramento della produttività e una minore tassazione e spesa pubblica».


© RIPRODUZIONE RISERVATA