Rigamonti, bene conti e investimenti
Montagna in Valtellina, lo stabilimento Rigamonti

Rigamonti, bene conti e investimenti

Ci sarà un piccolo utile e crescita dei volumi produttivi, anche la forza lavoro resterà stabile. Tra le novità spicca la chiusura della storica sede di Montagna entro il 2018, i siti rimarranno due a Poggi e Mazzo.

Lo stabilimento di Montagna verrà chiuso, ma non si perderanno altri posti di lavoro. Perché i conti di quest’anno non sono in rosso e nel prossimo triennio verranno investiti tre milioni di euro. Tante novità tutte insieme non si ascoltavano da un pezzo. E se in passato le news dal salumificio Rigamonti avevano voluto dire soprattutto guai, stavolta si può dire che non è andata così. Dopo l’incontro che si è svolto ieri nella sede di Confindustria con i vertici dell’azienda del gruppo brasiliano Jbs – a cominciare dall’ad Claudio Palladi e dal consulente Attilio Pellero, protagonista della lunga e impegnativa fase di ristrutturazione -, i rappresentanti sindacali sono fiduciosi.

Vittorio Boscacci (Flai-Cgil), Daniele Tavasci (Fai-Cisl) e Donatella Canclini Uila), insieme ai componenti della rsu (Riccardo Baruffi, Fabrizio Scilini e Daniel Fumagalli per la Flai-Cgil e Gabriele Marveggio e Ivano Muffatti per la Fai-Cisl) hanno ricevuto comunicazioni approfondite sulla situazione attuale e sulle prospettive.

Fra le informazioni che i sindacalisti ritengono più significative ci sono quelle relative ai volumi produttivi: c’è un più 8% nel 2016 che lascia tutti soddisfatti, anche perché è accompagnato da un bilancio in attivo di 300mila euro. «Tutta un’altra cosa rispetto ai conti del passato, quando alla casa madre brasiliana spettava il compito di mettere in campo fondi per coprire il passivo, a volte vari milioni di euro - è il commento di Vittorio Boscacci -. Per il primo anno ci viene comunicato un piccolo segnale incoraggiante».

Ora i dipendenti sono circa 160, un numero che si è stabilizzato dopo i circa cento esuberi resi inevitabili dalla crisi che aveva determinato un faticoso accordo sindacale. «Gli unici soldi in arrivo dalla casa madre sono quelli degli investimenti in tecnologia e macchinari: verranno messi a disposizione tre milioni di euro nel prossimo triennio», aggiunge.

Nel 2017 scadranno gli affitti di tutti e tre i siti. «Ci è stato comunicato un accordo con la proprietà delle fabbriche per un totale di diciotto anni sugli stabilimenti di Mazzo e Poggi, con tanto di opzione di acquisto. Invece la sede di Montagna entro luglio del 2018 verrà chiusa. Ma non ci saranno contraccolpi negativi sull’occupazione. Sia gli impiegati, una trentina, sia gli operai, circa quaranta, verranno spostati sugli altri capannoni, che potrebbero anche essere riqualificati dagli stessi proprietari».

L’analisi che ieri ha visto impegnati azienda e lavoratori, con i rispettivi rappresentanti di sindacati e Confindustria, è stata dedicata anche alla situazione di un mercato di cui Rigamonti resta uno dei leader. Attualmente - sono i dati illustrati ieri - nel complesso in Valtellina vengono prodotte 13mila tonnellate di bresaola Igp e 6mila non Igp. 4mila tonnellate vengono immesse sul mercato da società attive fuori provincia. Chiaramente anche in questo caso si tratta di un prodotto non Igp.

«Fra gli obiettivi di Rigamonti c’è quello di riportare in Valtellina una parte di quest’ultima parte di produzione - conclude Boscacci -. Intanto assistiamo a un aumento del prodotto in vaschetta, con una crescita di vari punti percentuali. È un trend significativo per la marginalità elevata. Non possiamo dimenticare l’export, che riguarda il 6,5% di quanto prodotto in provincia di Sondrio, ma ha prospettive di crescita molto rilevanti. Tornando a Rigamonti, si auspica una maggiore diversificazione dell’offerta con prodotti differenti dalla bresaola».


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