«Riforme e austerità fiscale decisive»

Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del fondo monetario internazionale, ospite della Banca Popolare di Sondrio. «L’obiettivo è quello di arrivare al pareggio di bilancio con il congelamento della spesa primaria in termini reali»

«Riforme e austerità fiscale decisive»
Da sinistra Mario Alberto Pedranzini, Carlo Cottarelli e Francesco Venosta
(Foto di foto Gianatti)

Ridurre il debito pubblico e tornare a crescere è possibile: l’importante però è percorrere la strada maestra, fatta di riforme strutturali e un moderato livello di austerità fiscale. Non affidarsi a scorciatoie che possono apparire affascinanti nel breve periodo, ma che non si rivelerebbero efficaci sul medio-lungo periodo.
Questa la ricetta di Carlo Cottarelli, direttore esecutivo del fondo monetario internazionale, intervenuto ieri alla sala Besta della Banca Popolare di Sondrio - accolto dal consigliere delegato e direttore generale Mario Alberto Pedranzini e dal presidente Bps Francesco Venosta - nell’incontro pubblico dal titolo: “Il macigno. Perché il debito pubblico ci schiaccia e come si fa a liberarsene”, nome scelto dal libro pubblicato dallo stesso Carlo Cottarelli nel marzo 2016 e distribuito ieri gratuitamente grazie ad Arca Fondi Sgr.
Ancor prima di intervenire concretamente per migliorare le condizioni dell’economia italiana, bisogna innanzitutto rendersi conto che quello del debito pubblico è attualmente un problema serio per l’Italia.
«È tra i più seri dell’economia italiana - ha esordito Cottarelli -, se ne parla poco e non sempre nei termini giusti. Abbiamo troppo debito pubblico, il 133% del Pil, solo Grecia e Giappone l’hanno più alto. Anche nel corso della nostra storia il debito pubblico ha avuto un rapporto del 130% del Pil solo dopo la battaglia di Adua e la Prima guerra mondiale. Il troppo debito pubblico fa male per due motivi: il rischio di crisi sul mercato dei titoli di Stato e una minore crescita del Pil sul lungo periodo».
Per evitare questi rischi la via maestra da percorrere, secondo Carlo Cottarelli, è quella di attuare riforme strutturali per aumentare la crescita e un moderato livello di austerità fiscale.
«Con un tasso di crescita del Pil maggiore dell’1% all’anno - ha sottolineato Cottarelli -, in 15 anni il rapporto tra debito e Pil diventerebbe del 70%. Se c’è maggiore crescita, aumentano le entrate dello Stato e se queste vengono risparmiate interamente, questo sarebbe il risultato».
«L’obiettivo è quello di arrivare al pareggio di bilancio con il congelamento della spesa primaria in termini reali: con la situazione del marzo 2016 e queste linee strategiche il pareggio di bilancio si sarebbe raggiunto nel 2019. Nel 2017 in realtà la spesa è leggermente aumentata, quindi il pareggio di bilancio è raggiungibile nel 2021. Intraprendendo questa strada, con la riduzione del debito pubblico del 3% ogni anno, il rapporto con il Pil raggiungerebbe il 100% nel 2027 e il 70% nel 2044».
In questo processo non bisogna farsi affascinare da quelle che Cottarelli ha definito scorciatoie: ripudiare il debito, privatizzarlo, metterlo in comune con gli altri Paesi europei, soprattutto uscire dall’euro e tornare alla lira.
«È vero che l’entrata nell’euro - ha ammesso Cottarelli - ha causato problemi alla crescita italiana, ma questo perché i costi di produzione sono saliti più di quelli di altri Paesi, non potevamo più svalutare e abbiamo perso competitività. I costi per uscire dall’euro sarebbero grandi e avremo una nuova moneta che si svaluterebbe rapidamente e un’inflazione enorme. Quello che serve non è l’uscita dall’euro, ma un recupero della competitività facendo quello che sta facendo la Spagna, cioè riducendo i costi di produzione attraverso un miglioramento della produttività e una minore tassazione e spesa pubblica».

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