Riaprono 170 cantieri. A Roma si discute, nei Grigioni si lavora
In Svizzera ha inizio una nuova stagione di cantieri

Riaprono 170 cantieri. A Roma si discute, nei Grigioni si lavora

Investimenti per 180 milioni di euro e benefici per tutti i frontalieri della nostra provincia. Gli interventi anche in Engadina Bassa e in Val Poschiavo.

Non sono state necessarie manifestazioni nelle strade della Capitale, appelli bipartisan di imprese e sindacati e polemiche infinite fra le forze di governo, come avviene in Italia per lo sblocco dei cantieri richiesto a gran voce da Confindustria, Confartigianato e Cgil, Cisl e Uil al governo nazionale. Con l’arrivo della primavera nel Cantone dei Grigioni ha inizio una nuova stagione di cantieri. Sulla rete stradale cantonale, che misura oltre 1400 chilometri, l’Ufficio tecnico prevede 74 cantieri su strade cantonali e 96 sulle altre vie di collegamento. 89 di questi cantieri saranno regolati da semafori. I benefici per l’occupazione, che secondo le analisi dei costruttori e dei sindacati fa intravedere scenari positivi, sono evidenti, anche perché si stimano investimenti per circa 200 milioni di franchi, pari a quasi 180 milioni di euro. «Sui nostri cantieri stradali lavorano circa 2.500 collaboratori di imprese attive nella costruzione di strade, nonché 270 dipendenti dell’Ufficio tecnico dei Grigioni addetti alla manutenzione delle strade», spiegano dal Cantone. Sulla mappa che illustra gli interventi previsti ci sono i segni degli scavi in quasi tutte le Regioni, comprese l’Engadina Bassa e la Val Poschiavo.

«Questi lavori coinvolgeranno sicuramente anche i frontalieri valchiavennaschi e valtellinesi – osserva con soddisfazione Ivan Cameroni, sindacalista dell’organizzazione italiana Inas-Cisl e del Syna nei Grigioni, dove è presente un ufficio a Sankt Moritz -. Questa notizia si inserisce in un trend interessante per l’economia delle aree svizzere di confine». I dati forniti dall’ufficio federale che si occupa di statistica confermano infatti che il numero di ospiti è in crescita. I pernottamenti del 2018 in Alta Engadina sono stati 1.580.000, con una crescita di oltre 80mila rispetto al 2017. Si è tornati al di sopra del 2013 e rispetto al 2015 (l’anno del “franco fortissimo”) ci sono ben 160mila presenze in più.

«Sappiamo che dall’andamento del turismo dipende l’attività dell’edilizia privata, quindi siamo fiduciosi, dopo anni segnati da notizie ben meno incoraggianti, soprattutto dopo la legge che ha bloccato la costruzione di abitazioni secondarie - aggiunge Cameroni -. Il numero di offerte pubblicate nelle ultime settimane dal collocamento di Samedan, quasi trecento, è un segnale importante».


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