Redditi frontalieri Ecco la proposta  targata Sondrio
Mirko Dolzadelli

Redditi frontalieri Ecco la proposta

targata Sondrio

Meno imposte per chi deve compiere tragitti impegnativi e tempi più lunghi per la riforma. «Un modo per poter riuscire a pagare i mutui casa».

Meno imposte per i frontalieri di montagna, quelli che tutti i giorni vanno su e giù dai passi alpini, e vent’anni (invece dei dieci previsti) per cambiare il sistema, in modo da consentire di pagare i mutui senza troppe difficoltà.

Ecco la proposta formulata ieri a Chiavenna dai sindacati Unia, Syna, Cgil e Cisl per tutelare i lavoratori valtellinesi e valchiavennaschi occupati nel Cantone dei Grigioni con il permesso G dopo l’accordo fiscale Italia-Svizzera. Anche se la strada è tutta in salita, si ritiene ancora possibile la definizione di un testo migliore rispetto all’ipotesi che, per dirla sinteticamente, prevede la semplice applicazione delle aliquote italiane sui redditi percepiti in Svizzera. «Con il nuovo accordo i redditi subiranno una contrazione media che va dal 15 al 30%, senza che siano previste misure a sostegno dei frontalieri – ha spiegato Mirko Dolzadelli, segretario provinciale della Cisl, portavoce delle quattro organizzazioni -. I disagi aumenteranno per migliaia di persone». Secondo i dati diffusi dai sindacalisti, i cittadini dell’Unione Europea che hanno la residenza all’estero e lavorano in una località svizzera dei Grigioni erano 5747 nell’ultimo trimestre del 2015. Rispetto al dato rilevato dodici mesi prima c’è stata una crescita di circa 320 unità. Il 90% sono italiani, ben 5175.

La maggior parte di loro proviene dalla provincia di Sondrio e non si possono dimenticare coloro che tutte le mattine si dirigono verso il Ticino dalla Bassa Valchiavenna e dalla Bassa Valtellina. «Abbiamo incontrato rappresentanti dei ministeri e delle commissioni parlamentari e abbiamo chiesto di prevedere nella legge di recepimento dell’accordo una franchigia minima e di farla aumentare progressivamente durante la fase di transizione. Quest’ultima dovrebbe durare almeno vent’anni, in modo da attutire il passaggio al nuovo sistema». In questo periodo, solo per citare un esempio, «si potrebbero così pagare i mutui stipulati sulla base delle entrate preventivate in passato, senza troppe difficoltà impreviste».


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