Rafforzare le filiere. Il forum internazionale si concentra sul futuro

Food & Beverage Nella prima giornata dell’evento sono state evidenziate sei strategie per l’agrifood. La roadmap del settore tra evoluzioni e sfide

Rafforzare le filiere. Il forum internazionale si concentra sul futuro
Bormio, il Forum Food & Beverage promosso da The European House - Ambrosetti
(Foto di Ansa)

Sono sei le ricette per l’agroalimentare made in Italy ufficializzate ieri a Bormio nel corso della prima giornata dedicata alla sesta edizione del Forum Food & Beverage promosso da The European House - Ambrosetti.

Un incontro, quello che ha avuto luogo al Grand Hotel Bagni Nuovi, che ha visto la partecipazione di oltre un centinaio di manager dell’industria alimentare, importanti esponenti politici italiani e stranieri, uomini di marketing, esperti di alimentazione e sport. La situazione di mercato evidenziata è sicuramente molto complessa, aggravata dall’inflazione, dai costi delle materie prime e da una pandemia non ancora domata.

Le sei priorità

Da questi dati di fatto è emersa la necessità di individuare sei priorità per il rilancio della competitività della filiera agroalimentare italiana ovvero: favorire la sburocratizzazione del settore per lo sblocco degli investimenti e lo sfruttamento dei fondi Pnrr; sostenere e incentivare, anche fiscalmente, il consolidamento del settore food&beverage per incrementarne la competitività, anche a livello internazionale; combattere il fenomeno dell’italian sounding e promuovere le esportazioni delle eccellenze nazionali; rafforzare le filiere made in Italy ma anche accelerare l’adozione di politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici; nonchè implementare politiche di sensibilizzazione ed educazione alimentare nella patria della dieta mediterranea, a partire dalle giovani generazioni.

Le sfide e gli scenari

Tra i temi portanti della giornata la presentazione del position paper “La roadmap del futuro per il Food&Beverage: quali evoluzioni e quali sfide per i prossimi anni’, che ha messo in luce numeri e fatti della filiera agroalimentare italiana, e l’urgenza di una vera (R)evoluzione verso la sostenibilità della stessa filiera.

Su tutti un dato di fatto: la filiera agroalimentare è voce portante dell’economia nazionale: è la prima per contributo al Pil nazionale con 65 miliardi di euro di valore aggiunto, genera un fatturato totale di 204,5 miliardi di euro, con un incremento del 3,8% dal 2015, mentre oltreconfine, nel 2021, l’export di prodotti agroalimentari ha segnato il record storico raggiungendo la soglia dei 50,1 miliardi di euro (il 10,8% in più rispetto al 2020), permettendo alla bilancia commerciale di registrare un surplus pari a 3,3 miliardi di euro. Un settore senza dubbio florido, ma non privo di criticità: lo studio di The European House - Ambrosetti ne ha evidenziate alcune.

La crescita e l’export

Innanzitutto se è emerso che il settore è stato quello che, nel 2020, ha mostrato maggiore resilienza nei confronti della pandemia, subendo complessivamente una perdita contenuta del valore aggiunto dell’1,8%, è anche vero che, nel 2021, è cresciuto meno degli altri principali comparti e, pur riportando una progressione del 6,2%, è riuscita a fare meglio solo dell’industria farmaceutica (+2,2%).

Spostando poi l’attenzione verso l’export, la performance dell’ultimo biennio non si può definire sbalorditiva se analizzata rispetto agli altri settori. Nel 2019-2021 l’incremento del 13,6% colloca l’agroalimentare al terz’ultimo posto nel ranking delle principali filiere italiane. A rallentare e minare il processo evolutivo del comparto spicca, ed è di stretta attualità, la preoccupante costante ascesa dell’inflazione, mai così alta negli ultimi trent’ anni.

Il conflitto russo-ucraino ha contribuito non poco al fenomeno aggiungendo un problema di reperibilità di alcune materie prime di cui il nostro paese è molto carente con nuovi rischi per alcune filiere: l’Ucraina è il primo fornitore di olio di girasole per l’Italia, primo anche per i semi e secondo fornitore di mais e elementi nutritivi per le coltivazioni, con pesi sul totale dell’import che vanno dal 15% fino al 63%. Tra le novità di ieri a Bormio l’anteprima del “Libro Bianco della Pesca e dell’Acquacultura” che verrà presentato ufficialmente durante gli Stati Generali della Pesca che si terranno in Veneto dal 5 all’8 luglio.

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