Quotazioni in rialzo, adesso il mercato  premia latte e burro
In regione ci sono oltre 3.700 stalle con oltre mezzo milione di mucche

Quotazioni in rialzo, adesso il mercato

premia latte e burro

I dati Il prodotto “spot” ha raggiunto i 41 centesimi a litro. «C’è la spinta anche della nuova etichetta d’origine. Ma il nostro sistema zootecnico è tra i migliori al mondo».

Latte e burro: il valore del prodotto è in forte rialzo, soprattutto sui mercati in cui avvengono le contrattazioni per quanto riguarda il “latte spot”, un termine che indica il latte sfuso in cisterna che viene contrattato e quindi “quotato” per poi essere venduto, principalmente nelle Camere di Commercio di Lodi e Verona. C’è “fame” di latte italiano. Mercoledì il “latte spot” quotato alla Borsa di Lodi, piazza di riferimento per il nord Italia ha superato i 41 centesimi al litro contro i 37 centesimi di appena tre mesi fa. Sempre sui prodotti di filiera, il burro, nel mese di maggio, ha raggiunto i 4,63 euro al chilo con un aumento di quasi il 90% rispetto allo stesso periodo del 2016.

Quotazioni, fanno notare gli analisti di settore, estremamente rilevanti e che non si vedevano da oltre cinque anni. A sottolineare il momento molto favorevole per il comparto è soprattutto la Lombardia, che produce gran parte del latte italiano; si parla di un “boom delle quotazioni” per i più diffusi prodotti lattiero caseari. Sull’argomento è intervenuto Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia.

«Sono dati positivi – ha affermato – da quello che rileviamo noi siamo soprattutto di fronte a un riposizionamento del mercato, legato a una maggiore richiesta di latte italiano. Una conseguenza dell’entrata in vigore, il 19 aprile, dopo lunga battaglia di Coldiretti, della “etichetta d’origine” per il latte a lunga conservazione e per i formaggi. Inoltre – ha aggiunto – sui mercati europei e internazionali è calata la produzione di latte e questo ha sostenuto le quotazioni del vero prodotto italiano».

La soddisfazione tra gli operatori regionali è accresciuta perché, come spiega Coldiretti, «In Lombardia si produce più del 40% di tutto il latte italiano, munto in oltre 3.700 stalle, impiegando quasi 15mila addetti che si occupano di vita e benessere di oltre mezzo milione di mucche. «E il nostro sistema zootecnico – sottolinea Prandini – è uno dei migliori al mondo, sia sul fronte dei controlli per la sicurezza del consumatore, sia per la qualità dei nostri prodotti». Si citano le eccellenze, «I grandi formaggi come Grana e Parmigiano con 140mila tonnellate di forme ogni anno rappresentano più del 77% di tutte le Dop lattiero casearie della regione, ci sono poi gli altri tesori di tipicità come Valtellina Casera, Bitto e Formai de Mut, Taleggio, Gorgonzola, Quartirolo, Provolone Valpadana».

A commentare il buon momento, anche i dirigenti delle grandi cooperative lattiero casearie valtellinesi. «Un premio al sistema Lombardia – ha affermato dalla Latteria di Chiuro il presidente Franco Marantelli – e anche al tanto lavoro che si è fatto in Valle sulle Dop. Speriamo ora che il prodotto mantenga il prezzo e che possano trovare ulteriori boccate d’aria le aziende non inserite nel sistema cooperativistico». Più cauto Marco Deghi, direttore della Latteria Sociale Valtellina. «Ci muoviamo in un mercato volubile – afferma – pensiamo che un anno fa il settore aveva quotazioni in caduta libera. La tensione positiva sui prezzi è una buona cosa ma noi facciamo latte per formaggi di qualità, prodotti dal gradimento comunque stabile».


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