«Quell’accordo è un vero disastro per la Valtellina»

Ceta nel mirino: Coldiretti, Consorzio di tutela Bitto e Casera e Melavì criticano l’intesa tra Europa e Canada. «Le Dop e le Igp sono sotto attacco, non godranno di alcuna protezione» - Timori anche per le sostanze chimiche.

«Quell’accordo è un vero disastro per la Valtellina»
Sondrio, prodotti locali in mostra
(Foto di Luca Gianatti)

Alcune Indicazioni geografiche di origine e provenienza riconosciute, altre non considerate e che si trovano prive della necessaria tutela, insieme, il timore di una diminuzione degli standard fito-sanitari che regolano il sistema comunitario, con un conseguente rischio di importare in Europa Ogm o alimenti trattati con prodotti chimici qui non autorizzati.

Sta sollevando un vespaio il Ceta, in inglese “Comprehensive economic and Trade agreement”. Accordo economico e commerciale di libero scambio che si sta siglando tra Unione europea e Canada. L’approvazione legislativa in Italia vede un passaggio di ratifica fissato per il 25 luglio. È un accordo commerciale “globale”, prevede l’eliminazione di gran parte delle tariffe doganali tra i due paesi, apertura a servizi e imprese, sarà più facile investire, spostarsi per lavoro. E negli accordi stipulati tra Ue e Canada viene garantito l’impegno per «assicurare al contempo, insieme all’abbattimento delle barriere commerciali, crescita economica, sviluppo sociale e protezione dell’ambiente».

Il mondo delle produzioni agricole e delle piccole Dop e Igp italiane non la vede così e sta dando aspra battaglia nelle sedi istituzionali e nelle piazze. Non si vuole l’accordo. Coldiretti, come anche Slow food e il fronte ambientalista muovono forti eccezioni, con Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch chiedono di approfondire la questione in Parlamento prima di arrivare a ratifica. Ratifica che «porterebbe a un’indiscriminata liberalizzazione e deregolamentazione degli scambi con una vera e propria svendita del Made in Italy». Ci sentiamo “merce di scambio”, ha tuonato ieri Ettore Prandini, presidente di Coldiretti Lombardia. «L’accordo tra Europa e Canada – ha affermato – conviene solo al paese nordamericano, è un disastro per il settore agroalimentare italiano, uno dei pochi comparti a crescere nell’export con oltre 37 miliardi di euro all’anno».

Sotto attacco, spiega, ci sono le Dop e Igp piccole e medie. «Bitto, Pizzoccheri e mele della Valtellina, il Quartirolo Lombardo, il Salame di Varzi», ben 250 denominazioni di origine italiane riconosciute dall’Unione Europea non godranno, secondo il dossier della Coldiretti, di «alcuna tutela sul territorio canadese».

Food italiano che si sente ancora sotto minaccia. «La denominazione Dop relativa ai nostri formaggi Bitto e Casera non sarà riconosciuta nell’accordo - ha precisato da Sondrio il Consorzio per la tutela dei formaggi Valtellina Casera e Bitto -. Noi siamo a fianco di Coldiretti contro il trattato Ceta». L’accordo, spiegano, lesina le tutele. «In Lombardia - affermano i vertici del Consorzio - verranno riconosciute solo 10 Dop e Igp su 34, all’Italia verranno riconosciute complessivamente solo 71 denominazioni Dop e i Igp sulle 367 attuali. Dopo anni di duro lavoro teso a dare una specificità che tutelasse le nostre produzioni tipiche, il Bitto, il Casera, lo Scimudin e le altre gemme dell’agroalimentare ecco intervenire una proposta che se ratificata provocherebbe danni incalcolabili per l’Italia». Si stringe a difesa del prodotto anche Melavì, la cooperativa delle mele valtellinesi. «Siamo con Coldiretti – è stato affermato da Ponte – con il Ceta si imporrebbe il principio di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie tra le parti con possibili impatti sulla salute o sull’ambiente. Il Canada utilizza in agricoltura un numero rilevante di sostanze attive pericolose, molecole risalenti agli anni 70 vietate nell’Unione da circa 20 anni, tra cui l’Acefato, il Carbaryl, il Carbendazim, il Fenbutatin oxide, il Paraquat l’Acido solforico, Dopo anni di duro lavoro per dare alla nostra “Mela della Valtellina “ la distintività che merita, arriva una proposta che svaluta i nostri principi».

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