Pulizie in ospedale, non c’è accordo  «Da lunedì inizia lo stato di agitazione»
L’ospedale civile di Sondrio

Pulizie in ospedale, non c’è accordo

«Da lunedì inizia lo stato di agitazione»

Sindacati, vertici della sanità valtellinese e impresa non trovano la quadra. Le rappresentanti: «Le ore di lavoro calano del 30%, così è impossibile essere efficienti».

Nessun passo avanti nella vicenda dell’appalto per le pulizie che interessa Asst Valtellina e Alto Lario e Ats della Montagna. L’incontro programmato che venerdì ha visto impegnate le sindacaliste di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs e i rappresentanti dell’azienda Dussmann, oltre ai referenti della sanità locale, nella sede della Direzione territoriale del lavoro, si è concluso senza un accordo. Nulla di fatto, insomma. Il confronto era stato richiesto dopo che la gara si era conclusa con un ribasso totale del 30%. Una riduzione che secondo i sindacati «dovrà trovare ragione sulla complessità del monte ore dei lavoratori, senza per altro che sia diminuito il capitolato, cioè dei lavori da svolgersi».

La riunione non sembra avere portato novità incoraggianti. «Non c’è stato alcun accordo: l’azienda procede con la diminuzione prevista delle ore di lavoro - spiegano Marina Pensa (Cgil), Claudia Medda (Cisl) e Antonia Piani (Uil) -. Si va anche sotto il minimo contrattuale - la norma prevede che non si possa scendere a meno di 14 - e questo aspetto secondo noi è particolarmente grave. Le lavoratrici hanno firmato con riserva sull’orario».

Stiamo parlando di 95 dipendenti per gli ospedali e di 15 all’ex Asl, mentre per la provincia di Como sono interessate 11 persone al presidio di Menaggio e 5 all’ex Asl. «Da lunedì, con l’inizio delle attività della nuova azienda, ci sarà lo stato di agitazione, che può significare uno sciopero - proseguono dal sindacato -. Sicuramente con le ore a disposizione delle lavoratrici è impossibile dare vita a un piano di lavoro efficace come lo è stato fino ad ora». Il calo delle ore di lavoro, ribadiscono le sindacaliste, è mediamente pari al 30%. «Sulla base di questa tipologia di appalto, a pagare le conseguenze del ribasso sono le dipendenti, che rappresentano l’anello più debole della catena. Ma non solo. È impensabile che debbano subire un taglio di questo tipo sapendo che non riusciranno a svolgere il loro lavoro in modo ottimale. Stiamo parlando di un ospedale, dove non basta, per avere una pulizia adeguata, un passaggio alla settimana, ma è indispensabile una prestazione continua. Questo è stabilito anche nel contratto».

E ancora: «Sarà impossibile attuare il piano di lavoro così com’è stato attuato finora e probabilmente già dai prossimi giorni emergeranno le conseguenze di questa situazione, con le inevitabili lamentele», concludono le sindacaliste.


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