«Per i nostri vini adesso servono grandi palcoscenici»
Il nuovo Cda, del Consorzio fanno parte 52 aziende che vinificano e imbottigliano e sono rappresentati circa 800 viticoltori

«Per i nostri vini adesso servono grandi palcoscenici»

Consorzio di tutela, il nuovo presidente Aldo Rainoldi illustra le priorità: «Bisogna saper vendere meglio». Estensione della zona Doc: «Pronti a confrontarci».

Cambio della guardia ai vertici del Consorzio tutela vini di Valtellina: finisce l’era di Mamete Prevostini durata nove anni e inizia quella di Aldo Rainoldi, eletto presidente dal neo consiglio d’amministrazione lunedì nella prestigiosa sede di palazzo Flematti Andres nel cuore di Chiuro. Al suo fianco due vicepresidenti, Marco Fay in rappresentanza della categoria trasformatori, e Gianpaolo Carnazzola per quella dei viticoltori.

«Sono onorato della fiducia che mi è stata data - ha dichiarato Rainoldi subito dopo l’elezione -. Ringrazio gli amministratori uscenti per il lavoro svolto in questi anni. Con la nuova squadra cercheremo di proseguire con impegno ed entusiasmo la linea tracciata di valorizzazione e promozione dei nostri vini e del territorio, in un lavoro sinergico e di dialogo con gli attori del comparto e non solo, consapevoli delle sfide che ci attenderanno. Agricoltura, vino e turismo sono due facce della stessa medaglia».

Un Consorzio, ha tenuto a puntualizzare, «che non è solo il Cda, ma la casa di tutti. Dei viticoltori e di coloro che vinificano e si presentano sul mercato con un’etichetta. Il Consorzio vuole parlare con tutti: è inclusivo. Intende fare sintesi tra le istanze più importanti».

Secondo Rainoldi, oggi i vini di Valtellina, «grazie all’ottimo lavoro di tutta la filiera, dal viticoltore alle cantine di produzione - del Consorzio fanno parte 52 aziende che vinificano e imbottigliano, oltre a circa 800 viticoltori rappresentati -, hanno raggiunto una qualità globalmente riconosciuta». Ora la sfida, ha rimarcato il neoeletto presidente, «è rappresentarne la loro biodiversità, in un territorio naturalmente sostenibile, con un vitigno, il Nebbiolo, che si è dimostrato straordinario per il nostro territorio, nel generare vini complessi, ma non complicati».

Un’altra delle sfide «che abbiamo di fronte - ha proseguito - è dare valore aggiunto al nostro prodotto in termini economici, intendo del valore della bottiglia». In altre parole, «vendere meglio: il valore della bottiglia deve continuare ad aumentare, perché serve a mantenere e a tenere la viticoltura». Con qualche bottiglia che deve conquistare tavole strategiche per l’immagine dei vini di Valtellina: «È chiaro: qualche bottiglia importante deve esserci a New York, così come a Chicago oppure a Londra», tanto per citare qualche esempio. «Dobbiamo assolutamente comparire sulla carta dei vini in luoghi prestigiosi, così da far capire che siamo un territorio importante, a cui bisogna dare voce e visibilità. Il posizionamento su alcuni mercati a mio avviso è senza dubbio strategico».

Rainoldi ha altresì assicurato «che le collaborazioni già in atto proseguiranno e saranno implementate. Consorzio, Strada del Vino e Provinea sono giuridicamente tre entità differenti, ma devono andare a braccetto», anche nell’ottica di lavorare insieme per reperire «fondi importanti, risorse nuove. Questa cosa è assolutamente chiara a tutti».

Interpellato sulla richiesta, che la zona Doc e Docg sia ampliata fino alla costiera dei Cech - attualmente arriva sino a Berbenno, dove si produce il Maroggia -, istanza dei viticoltori che hanno partecipato “Vininfesta” nei giorni scorsi in Bassa Valle, Rainoldi ha detto: «L’importante è che le cose arrivino sul tavole del Consorzio, che non si occupa solo della promozione, ma anche della tutela e dei controlli. La prima cosa da fare, se si vuole avviare una cosa di questo tipo, è interfacciarsi con il Consorzio».


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