«Patronati affollati per la “quota 100”  Ma non c’è certezza»
Sindacalisti e relatori al convegno svoltosi ieri a Morbegno dedicato a lavoro e cittadinanza

«Patronati affollati per la “quota 100”

Ma non c’è certezza»

Esponenti dei sindacati Cgil, Cisl e Uil a colloquio nella sala dell’ente montano di Morbegno. Sul tavolo anche la frenata dell’economia valtellinese.

«La cosiddetta “quota 100” altro non è che una presa in giro». È duro il giudizio dei sindacati su uno dei provvedimenti più rilevanti del cosiddetto governo del cambiamento, una misura sulla quale era stata considerata positiva l’apertura a una base di confronto. Ma non così.

Giovedì Cgil, Cisl e Uil hanno tenuto un attivo unitario nella sala della Comunità montana di Morbegno. Eventi di questo tipo non sono frequenti, visto che le singole organizzazioni tendono a promuovere i momenti di analisi con i delegati di ciascuna sigla. Invece, anche a testimonianza delle difficoltà del Paese, in tutta Italia le tre principali organizzazioni confederali stanno convocando iniziative unitarie. Poiché sono molti, secondo quanto riferito dai sindacalisti, i cittadini che ogni giorno si rivolgono alle sedi del patronato per chiedere informazioni sulla pensione, giovedì uno degli argomenti più discussi al tavolo dei segretari generali Guglielmo Zamboni (Cgil), Davide Fumagalli (Cisl) e Vittorio Giumelli (Uil) è stato proprio questo.

«Molti hanno già maturato la “quota cento”, che in realtà andrebbe chiamata diversamente, ma non vi potranno accedere perché saranno ideate maglie strette allo scopo di averla fatta, per consentire però poche uscite per non spendere - ha spiegato Zamboni -. Serve una discussione complessiva, perché questo tema riguarda chi sta lavorando ed è vicino al traguardo, chi è già in pensione e rivendica risposte e soprattutto i giovani che meritano opportunità di lavoro e una pensione dignitosa».

Stime sul numero degli interessati non ce ne sono. «È un dato di fatto che le persone, illuse dalle roboanti promesse, affollano i patronati - ha aggiunto Zamboni -. Gli annunci sono vaghi e ampi, i lavoratori vengono da noi a chiedere informazioni in attesa della legge definitiva, ma tornano a casa con un semplice estratto conto in attesa di sapere cosa deciderà il legislatore».

«Stiamo parlando di richieste che riguardano non solo la quota cento, ma anche gli altri lavoratori», ha chiarito il segretario della Cisl, Davide Fumagalli. Inevitabile anche discutere di reddito di cittadinanza. Una misura che non piace al sindacato. «Siamo favorevoli all’allargamento del Rei-reddito d’inclusione, ma un provvedimento di questo tipo deve essere una misura temporanea, non una forma di assistenzialismo».

Per quanto riguarda l’andamento dell’economia locale, i sindacati osservano «un rallentamento diffuso, una frenata complessiva messa in risalto anche dagli Industriali, che ci preoccupa molto, anche perché non ci sono strategie di rilancio». Anche l’aumento dello spread «di conseguenza dei tassi - ha osservato Fumagalli - non aiuta e non aiuterà né le aziende a investire, né le famiglie chiamate a chiedere un mutuo o un prestito».

Benefici dal decreto dignità per ora non se ne vedono molti. «Gli studi di queste dinamiche - ha sottolineato Fumagalli - affermano che rispetto al 2017 calano i tempi determinati e gli indeterminati sono gli stessi». Si attende di capire come si muoveranno le aziende che non possono più confermare i lavoratori assunti con contratti a termine. Aumenterà il numero di mancate conferme oppure ci saranno assunzioni a tempo indeterminato? Il tempo dirà cosa accadrà a questi lavoratori che, secondo le stime del sindacato, in provincia di Sondrio sono almeno duemila.


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