Pastificio Moro, una storia di valori lunga 150 anni
Palazzo Salis ha ospitato una parte delle celebrazioni dell’evento

Pastificio Moro, una storia di valori lunga 150 anni

L’azienda chiavennasca ha festeggiato lo storico traguardo guardando a presente e futuro con l’approdo in Cina e il gradimento in Germania.

Centocinquant’anni di Pastificio di Chiavenna. Lunedì la città della Mera ha celebrato un anniversario che riguarda non soltanto l’economia, ma anche il cuore della città, le sue tradizioni alimentari e la sua cultura. Da un secolo e mezzo. «Questa storia prende il via grazie alla straordinaria volontà del mio trisnonno – ha raccontato l’amministratore delegato Fabio Moro, affiancato nello stabilimento e nella compagine societaria dai fratelli Marco e Andrea -. Ultimo di sei figli, scese dalla frazione di Pianazzola, andò negli Stati Uniti a fare il panettiere e quando tornò, dopo due anni, costruì un mulino e realizzò un pastificio nella propria città. Questo tipo di determinazione è stata tramandata di generazione in generazione. La passione legata alle cose che produci e all’amore per il territorio in cui viviamo ci ha permesso di creare con sei, sette generazioni di imprenditori e operai la storia dell’azienda».

Il fatturato di quest’anno ammonta a circa 14 milioni di euro e nello stabilimento di Prata Camportaccio lavorano 51 persone. «Nel 2018 siamo riusciti ad ampliare il numero dei mercati nei quali esportiamo i nostri prodotti – ha aggiunto Fabio Moro -. Un chiaro esempio è quello della pasta che il governo cinese ha pensato di proporre ai bambini del proprio Paese».

«Un altro ambito innovativo è quello della pasta con i legumi, ad esempio piselli e lenticchie rosse e gialle. Questo processo è supportato da tre laureati in scienze alimentari e un biologo, che ci permettono di creare prodotti innovativi da affiancare a quelli tradizionali. Basti pensare alla farina al 100% di segale e ai pizzoccheri Igp, che sono sempre più apprezzati sia in Italia, sia all’estero, ad esempio nel nord della Germania». Tre anni fa il Pastificio di Chiavenna è passato nelle mani di Alto Capital III, fondo - «italianissimo», proprio come voluto dalla famiglia Moro - di private equity gestito e promosso da Alto Partners Sgr Spa.

Ma l’azienda e la produzione sono rimaste a Chiavenna, la dirigenza è ancora quella della famiglia Moro e anche gli obiettivi non cambiano: innovare e portare avanti una tradizione lunga centocinquant’anni.

«Dal 2015 è cresciuta la cultura manageriale in tutta l’azienda, anche grazie a figure che ci supportano in varie posizioni, ad esempio nel marketing. Ci sono stati passi in avanti, altri arriveranno nei prossimi mesi. Le prospettive sono buone, proprio perché confidiamo nello sviluppo delle paste ai legumi e dei prodotti baby food, per far aumentare anche l’occupazione locale di qualche unità». Economia e finanza, da tempo, s’incontrano e sovrappongono sempre di più, ma nel caso del Pastificio di Chiavenna i valori sono costantemente quelli che hanno caratterizzato l’attività della famiglia Moro sin dal Diciannovesimo secolo. «Noi non possiamo fare a meno di quest’attaccamento viscerale a quest’azienda - ha spiegato Fabio Moro -. La vita è stata dedicata a “fare pasta” da mio padre e mio nonno: noi vogliamo portare avanti questa storia a Chiavenna».

Non si può dimenticare l’attenzione nei confronti del rispetto per l’ambiente, testimoniata da varie certificazioni legate al consumo energetico e ai prodotti. «Saremo sempre più sostenibili da tutti i punti di vista», ha concluso l’imprenditore chiavennasco.


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