«Olimpiadi 2026  Un’occasione unica  Bormio deve muoversi»
L’imprenditore valtellinese Sergio Schena, membro del cda della Fondazione Milano Cortina

«Olimpiadi 2026

Un’occasione unica

Bormio deve muoversi»

Parla l’imprenditore Sergio Schena, membro del cda della Fondazione Milano Cortina. «Bormio è in ritardo, le scelte si fanno qui in Valle»

«Le Olimpiadi sono una grande macchina di marketing che sta a noi riempire di contenuti e progetti. Ma se non lo sapremo fare, allora averle avute sarà stato inutile».

Perché i soldi per gli investimenti - investimenti ingenti - ci sono, così come l’attenzione a la disponibilità della Regione, e le condizioni per trasformare l’evento nell’occasione unica, forse l’ultima, di sviluppo socio economico di un territorio che senza una visione strategica rischia di non avere futuro, anche.

Un monito e un invito allo stesso tempo quello che Sergio Schena, l’imprenditore sondriese membro del cda della Fondazione Milano Cortina 2026, lancia all’indomani delle dichiarazioni preoccupate di Flavio Roda, il presidente della Fisi, circa i ritardi nei lavori in vista dei Giochi olimpici.

«Sulla Stelvio - ha detto Roda al termine della gara di Bormio -, ad esempio, non si può pensare di poter tenere un’area arrivo come quella attuale. Stiamo perdendo troppo tempo, in prospettiva olimpica avremmo dovuto già avere il lavoro per lo meno imbastito. I responsabili devono cercare nei prossimi giorni e non nei prossimi anni di darsi da fare».

Dichiarazioni che Schena prende come stimolo «per cercare di dare di più» e che ricorda essere in linea con quanto già detto dall’amministratore delegato di Milano Cortina 2026, Vincenzo Novari a giugno durante la sua visita in Valtellina.

«Già allora - racconta Schena - ci aveva raccomandato di lavorare sull’area di arrivo di Bormio che deve diventare qualcosa di iconico e sui collegamenti tra i comprensori. Un invito forte che adesso Roda riprende». Anche perché se, come ammette Schena, qualche progresso è stato fatto, operativamente le cose stanno a zero.

«Oggettivamente non è semplice - ammette - ci sono situazioni a Bormio non facili da risolvere, ma bisogna che l’amministrazione locale si muova». Alla base sembra esserci un problema di approccio culturale alla questione. «C’è l’idea - sostiene Schena - che si debba attendere che venga calato dall’alto qualche cosa che invece deve essere il territorio a proporre».

Un atteggiamento non comune a tutta la Valle. «A Livigno sono stati bravi - riconosce il membro del cda della Fondazione -, hanno fatto un ottimo lavoro: hanno deciso, progettato, confermato e finanziato. Così bisogna procedere approfittando del fatto che la Regione Lombardia è sempre stata molto presente e molto vicina e tutto quello che serviva l’ha finanziato».

Il problema dunque è Bormio. «Passi avanti dopo molti solleciti ne sono stati fatti - dice Schena che ha investito molto tempo in questo compito -, per cui vediamo anche il lato positivo: amministratori e impiantisti sono riusciti a parlare e fare progetti, certo però non basta. Ci stiamo muovendo troppo lentamente: il 2026 è vicino. Senza contare che per il 2023/2024 dovranno essere fatte delle gare di prova. E dunque quello di Roda è un invito che assolutamente condivido».

«Il problema di fondo - insiste Schena - è che tutto debba essere calato dall’alto e invece funziona in maniera opposta: deve muoversi il territorio, decidere cosa fare e dove farlo e poi chiedere i soldi. Invece, in Alta valle, c’è sempre una scusa per rinviare e rimanere fermi e alla fine è passato quasi un anno». Di qui l’invito alle amministrazioni locali: «Siamo ancora in tempo, sono fiducioso che tireremo fuori l’orgoglio, però da qui in poi bisogna cominciare a correre e avere il coraggio di decidere».


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