Nuovi voucher, un flop. Per la vendemmia non li usa più nessuno
Tempo di vendemmia anche in Valle (Foto by foto archivio)

Nuovi voucher, un flop. Per la vendemmia non li usa più nessuno

Imprese e sindacati confermano il crollo nell’utilizzo: non si arriva neanche all’1% delle aziende. Titone (Cia): «Così si incentiva il lavoro irregolare».

Vendemmia senza voucher, o quasi, nei vigneti della Valtellina. I dati ufficiali a livello provinciale non sono ancora disponibili, ma imprese e sindacati sono d’accordo sul crollo nell’utilizzo di questo strumento. L’analisi delle motivazioni e delle conseguenze, invece, divide imprenditori e rappresentanti dei lavoratori.

Meno di due mesi fa il «ritorno dei voucher in agricoltura» era stato salutato con soddisfazione dalla Coldiretti. A dieci anni dalla circolare Inps che per la prima volta autorizzava la raccolta dell’uva attraverso voucher con l’obiettivo di ridurre la burocrazia, riconoscendo la specificità del lavoro agricolo, in agosto la reintroduzione aveva fatto sperare «nella riaffermazione dei principi originari senza gli abusi che si sono verificati in altri settori, assicurandoci uno strumento agile e flessibile e un’opportunità di integrare il reddito delle categorie più deboli».

Sono bastati 50 giorni per spegnere gli entusiasmi delle aziende agricole. «Per adesso l’utilizzo di quelli che vengono chiamati nuovi voucher è stato molto basso, anche perché le procedure non sono così semplici: la burocrazia complica la situazione», spiega il direttore di Coldiretti Sondrio Andrea Repossini. A livello lombardo, in passato, si è stimata una percentuale delle imprese che ricorrevano a questo strumento tra l’80 e il 90 ma secondo Coldiretti il dato locale si attestava tra il 20 e il 25. Ora è molto più limitata. «Impossibile dare una percentuale ma è prossima allo 0. Nel frattempo sono aumentate in modo sensibile le assunzioni di dipendenti».

In quest’ultimo caso i costi aumentano, in modo variabile a seconda dei casi, non solo per il salario, ma anche per tutte le altre pratiche connesse. Anche la posizione di Peppino Titone, direttore di Cia Alta Lombardia, è fortemente critica. «I voucher, così come erano stati predisposti, erano uno strumento agile e c’era la possibilità di comunicare in tempo reale e con modalità telematiche l’utilizzo alle istituzioni. Un’ottima soluzione, che evitava gli abusi: non mi risulta che ci siano mai stati nel nostro settore. Ora invece, di fatto, non possiamo più chiamarli voucher».

Tra gli associati alla Cia non ci sono casi di utilizzo. «Non li usa più nessuno perché sono fuori dall’operatività delle aziende agricole. Così come sono predisposti, li potrebbero anche abolire definitivamente. La situazione che si è generata è critica soprattutto per determinate tipologie di lavoro, dove il ricorso a manodopera non stabile è indispensabile. Le assunzioni di avventizi, magari per un periodo lavorativo di dieci giorni, sono un appesantimento insostenibile».

La soluzione è chiara: tornare ai “vecchi” voucher «e consentire alle aziende di offrire lavoro quando serve». «Non si capisce -prosegue Titone - perché penalizzare tutti per un motivo ideologico. Le aziende più virtuose fanno l’assunzione regolare, ad esempio come avventizi, ma non mi sento di escludere purtroppo che molte altre ricorrano al lavoro irregolare. Questa situazione è il modo più efficace per incentivarlo». La Cgil, che ha avuto un ruolo cruciale nell’abolizione dei voucher, ritiene invece necessaria una lettura alternativa. «In provincia di Sondrio ci sono cinque casi di ricorso ai voucher su circa duemila imprese agricole, esclusivamente per i familiari dei titolari: il contratto nazionale dell’agricoltura offre tutte le alternative necessarie, offrendo un’adeguata flessibilità - rileva Vittorio Boscacci, segretario provinciale della Flai-Cgil -. Questo consente di garantire opportunità alle aziende e di troncare sul nascere il rischio di sfruttamento. Basti ricordare che i tempi indeterminati sono circa 500 su un totale di circa 1700 lavoratori del comparto. Tra l’altro il costo dei voucher, che al livello più basso ammonta 6,56 euro all’ora (previsti anche voucher da 8,80 e 9,65), non è compatibile con un salario dignitoso».


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