Niente personale, chiusa la Baita del Sole

Motta di Campodolcino Dopo 60 anni di ininterrotta attività la famiglia Gianera ha dovuto rinunciare all’apertura

Niente personale, chiusa la Baita del Sole
La struttura è posta in una splendida posizione nei pressi del Lago Azzurro di Motta di Campodolcino

«A parte un paio d’anni in paese sono sempre stato in Baita, dal 1972. Con Giovanni prima e Angelo dopo. Un posto, per me, magico. Vederla chiusa mi fa male».

È solo uno dei tanti commenti, nello specifico firmato da Stefano Bonoli, un turista affezionato della Valle Spluga, comparsi in calce al post pubblicato, pochi giorni fa, sul gruppo Facebook “Sei di Madesimo se...” con riferimento alla mancata apertura, quest’inverno, della Baita del Sole.

Nato nel 1962

Il mitico locale anni ’60, 1962, per l’esattezza, situato in splendida posizione nei pressi del Lago Azzurro di Motta di Campodolcino, dopo 60 anni filati di onorato servizio, e dopo aver accolto, anno dopo anno, anzi meglio dire stagione dopo stagione, tantissimi appassionati dello sci e delle passeggiate in alta montagna, per questa stagione invernale ha dovuto dare forfait.

Nello sconcerto generale di clienti affezionati alla struttura, anche se magari, datata, o forse, chissà, proprio per questo, per quella possibilità di riandare, tornandovi, agli anni mitici della “Madesimo da bere”, e affezionati alla sua apprezzata cucina. Ed è rimasto chiuso anche con profondo dispiacere degli storici gerenti, la famiglia Gianera, impegnata pure all’albergo Bucaneve, del posto.

Il 6 novembre

«Ho visto il post, per interposta persona, perché non sono su Facebook, e ho visto i commenti, ognuno ha detto la propria - dice Marco Gianera, della famiglia gerente -, ma il problema è solo uno, ovvero che non si trova personale. Non c’è stata alcuna possibilità di reperirlo in tempo utile. Nessuna. Solo il 6 novembre dello scorso anno abbiamo saputo che tre cuochi, due baristi e un lavapiatti, con i quali eravamo rimasti d’accordo nell’agosto-settembre precedenti per la stagione invernale, non sarebbero venuti. E questo dopo averli contattati noi, per sicurezza, perché diversamente andavamo convinti che vi fossero e ci saremmo disposti ad aprire per il 1° dicembre. Non so se è normale una cosa simile». Cui non è stato possibile porre rimedio, perché nel mese precedente la prevista apertura, nonostante le ricerca, non è stato trovato il personale necessario.

«Avremmo dovuto spostare due persone dal Bucaneve, per cercare di dare una possibilità alla Gran Baita - dice Gianera -, ma poi andava a finire che non avremmo potuto garantire un servizio adeguato né da una parte né dall’altra. Per cui abbiamo preferito concentrarci sul Bucaneve nella speranza di riuscire a riaprire la Gran Baita per la stagione estiva. Ma i chiari di luna sono pessimi. Ripeto, non si trova personale, né formato, né non formato, nessuno risponde alle offerte presentate ai centri per l’impiego. E non si dica che questo succede perché le persone non vengono pagate, perché non è vero. Noi paghiamo come da contratto, e offriamo l’alloggio, anche perché siamo piuttosto isolati, e forse anche per questo di venire a Motta non ne vuole sapere nessuno. È un disastro e non credo sia solo un problema nostro, anzi».

Mercato da rivedere

Per Gianera occorre mettere mano, subito, senza indugio, a un mercato del lavoro che vede buchi ormai giganteschi, incredibilmente, nella domanda.

«Il Governo cosa fa? Non lo so - osserva -. Non è una questione di destra o di sinistra, è che bisogna che qualcuno si impegni a favorire l’accesso al lavoro, non al non lavoro. Rivedere i contratti al rialzo? Può essere una strada. Si tratta di avvicinare i giovani al lavoro, perché noi persone che abbiano voglia di rimboccarsi le maniche non ne troviamo, e quelle che troviamo vanno, tra l’altro, seguite passo passo e formate. E questo è».

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