«Morti sul lavoro, adesso basta»
Ancora troppi infortuni sul lavoro in Valle: i dati dei primi sette mesi del 2018 sono drammatici

«Morti sul lavoro, adesso basta»

L’allarme della Cisl: cinque vittime in sette mesi in provincia di Sondrio, l’ultima pochi giorni fa: decisamente troppe. «Politica assente. Serve formazione: corsi che guardino agli incidenti avvenuti e alle peculiarità del territorio».

Cinque morti in sette mesi. I dati del periodo compreso fra gennaio e luglio illustrano un record negativo e veramente drammatico per la provincia di Sondrio. Parte con queste cifre l’analisi curata dalla Cisl di Sondrio sulla questione della sicurezza sul lavoro. Un intervento che viene proposto a due settimane dall’ultimo infortunio mortale e a un mese dai due precedenti.

«Cinque morti in soli sette mesi – premette Michele Fedele, responsabile di questo settore -. Tanti quanti ne registrano altre provincie lombarde di gran lunga più popolose della nostra, quali Brescia e Mantova. Solo la provincia di Milano, con 11 decessi, ci precede, tutte le altre della Lombardia registrano un numero inferiore. È comunque, un numero considerevole, infatti il dato regionale nei primi sette mesi dell’anno si assesta a quota 41 morti sul lavoro».

Secondo Fedele, a fronte di questi dati drammatici, coloro che si occupano di sicurezza sul lavoro, a cominciare dalle rappresentanze sindacali, che «mai come oggi - sottolinea -, avvertono una sorta di frustrazione, appesantita da una sensazione di fallimento, per non essere stati in grado di porre in essere azioni efficaci ad eliminare, o quantomeno ridurre, gli incidenti gravi in costanza di lavoro».

A questo si aggiunge un senso di solitudine «soprattutto nel constatare che la politica è la grande assente sulla tematica della sicurezza sul lavoro». Per la Cisl è lecito pensare che non ci si possano aspettare interventi legislativi mirati a tutelare salute e sicurezza sul lavoro.

«Pertanto, con riferimento al nostro territorio, possiamo individuare alcuni strumenti a nostra disposizione da valorizzare, quali la formazione e il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, sia aziendali che territoriali». Per quanto riguarda la formazione, la Cisl ritiene utile che, a partire anche dall’ambito scolastico, guardi quanto più possibile alla pratica piuttosto che alla teoria. «Una formazione che illustri la casistica degli incidenti gravi e più comuni avvenuti in un dato settore di lavoro con riferimento alle azioni o alle omissioni che si sono verificate affinché si ricavino indicazioni sulle azioni da compiere o da non compiere, guardando anche alle peculiarità del territorio».

Poi c’è la questione dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, aziendali o territoriali: Rls ed Rlst sono coloro che in ogni azienda o sul territorio rappresentano i lavoratori per le questioni inerenti la tutela della salute e la sicurezza sul lavoro. Sono figure importanti e altamente competenti in materia di sicurezza sul lavoro. Con rammarico dobbiamo dire che sono spesso tralasciate, soprattutto da parte di molti datori di lavoro che, invece, avrebbero un obbligo giuridico di consultare i rappresentanti aziendali o territoriali in varie circostanze previste dalla legge. Un obbligo, peraltro, sanzionato penalmente se disatteso».

Ma secondo la Cisl non tutto funziona. «Purtroppo, risulta che molte aziende della nostra provincia, al momento della valutazione dei rischi o della predisposizione di un piano operativo di sicurezza, tralascino completamente di consultare i rappresentanti della sicurezza. A tal proposito - conclude - occorrerebbe anche un’azione da parte degli organi ispettivi provinciali affinché verifichino la corretta consultazione di Rls ed Rlst e che sia data loro l’effettiva possibilità di azione».


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