Marsetti: «L’agricoltura può offrire molti posti di lavoro»
Alberto Marsetti

Marsetti: «L’agricoltura può offrire molti posti di lavoro»

Il presidente di Coldiretti Sondrio: «Ma, come ci ha fatto capire Expo, la Valle ha limiti da superare».

«Expo sta dando i propri frutti e possiamo creare moltissimi posti di lavoro in agricoltura. Ma attenzione, dobbiamo migliorare». Per Coldiretti parte un nuovo anno d’attività dopo un 2015 ricchissimo di iniziative. Alberto Marsetti, presidente della Federazione di Sondrio, guarda soprattutto al mezzo bicchiere pieno. Sia che si tratti di vino valtellinese, sia che ci sia del latte di montagna. Senza dimenticare i problemi.

Expo, che Coldiretti ha vissuto da protagonista al centro dell’area della fiera, è stato uno straordinario viaggio nell’innovazione. Qual è la situazione del settore a livello locale sotto questo punto di vista? «Ci ha fatto capire anche i nostri limiti organizzativi e a livello di capacità di presentarci all’esterno - commenta Marsetti -. Diamo per scontato che bresaola e Bitto siano conosciuti in tutto il mondo, poi ci si rende conto che non è così. Questa presa di consapevolezza ci ribadisce che dobbiamo migliorare». Parliamo di capitale umano. Come può crescere, quali sono i progetti della vostra associazione e quali sono gli eventuali problemi? «Se per altri aspetti abbiamo dovuto cogliere stimoli al miglioramento, su questo possiamo osservare degli elementi positivi anche in Valtellina. Ricerca e sviluppo sono la base del futuro dell’agricoltura, anche in un’ottica di crescente sostenibilità ambientale. Noi auspichiamo che i finanziamenti pubblici vadano soprattutto a organizzazioni che operino in quest’ottica».

Alla Giornata dell’agricoltura Carlo Petrini ha lanciato l’allarme sulla “perdita di valorialità del cibo, troppo spesso ridotto a merce” e “che serve armonia fra mercato e democrazia”.«Lo spopolamento delle aree alpine è una problematica che bisognerà mettere al centro dell’attenzione - aggiunge -. Se chi è in montagna scappa, la battaglia è persa. L’ecosostenibilità è la possibilità di produrre in alta quota e la capacità di valorizzare le produzioni a cominciare dal proprio territorio».

Come possono crescere l’etica e la responsabilità dei consumatori chiamati a scegliere - spesso - fra multinazionali e produttori locali, fra la qualità al giusto prezzo e il latte a 60 centesimi al litro? «Siamo chiamati a competere con concorrenti che non possiamo affrontare - continua il presidente di Coldiretti -. Quel prodotto sicuramente arriva dall’Est europeo, per noi è impossibile lavorare con quei costi. La qualità e la sicurezza hanno degli oneri. Auspichiamo che il consumatore acquisisca sempre più la maturità necessaria per lasciare sugli scaffali certi prodotti, a 80 centesimi non si può pensare a un prodotto sano e salubre. Quello del latte non è solo un problema della Pianura Padana, ma anche per le produzioni di nicchia dell’alta montagna. Le nostre prese di posizione sono state condivise dall’opinione pubblica. Ci aspettiamo gli stessi controlli per le multinazionali. Noi puntiamo sulla mediazione ai tavoli giusti».

I giovani sono fra i protagonisti di Coldiretti. Quali sono le prospettive, soprattutto in termini di possibile nuova occupazione? «Di posti di lavoro l’agricoltura ne può offrire tantissimi - conclude -. Abbiamo una responsabilità forte, dobbiamo dare l’opportunità a questi giovani di avere un futuro. Servono leggi snelle e un approccio basato sulla multifunzionalità: l’agricoltore in montagna deve essere visto con il doppio ruolo di imprenditore e manutentore del territorio. Questo non vuol dire contributi a pioggia, ma supporto in base al lavoro svolto».

Più in generale, quali sono i trend dell’agricoltura locale? «Il trend in termini numerici è negativo, perché c’è stata una perdita di aziende, ma allo stesso tempo c’è stato un chiaro sviluppo sulla professionalità, sull’acquisizione di know how. Un chiaro esempio è quello del vino, come dimostrano le esperienze emerse negli ultimi anni».


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