Manca personale? C’è una soluzione: i profughi ucraini

Occupazione Il centro di accoglienza “Rifugio dei cuori” si è trasformato in un ufficio di collocamento. Assunzioni nel settore agricolo, in turismo e lattoneria

Manca personale? C’è una soluzione: i profughi ucraini
Profughi ucraini assunti alla Nieder di Castione

Otto contratti avventizi nel settore agricolo già in essere, due a tempo determinato in un’azienda lattoniera che potrebbero anche trasformarsi in tempi indeterminati, altri due che aspettano di essere firmati la prossima settimana in un grande albergo di Livigno per la stagione turistica. Poi, un probabile avviamento per la fabbricazione dei pedui, altri due impieghi alla cooperativa Grandangolo e decine di richieste di personale da parte di strutture ricettive o di imprese alla disperata ricerca di manodopera che fanno squillare il telefono tutti i giorni e più volte nella stessa giornata.

Mentre le pagine delle offerte di lavoro sui siti dei centri per l’impiego della provincia di Sondrio continuano a riempirsi di ricerche di personale, a fare da punto d’incontro tra domanda e offerta è un luogo che non ti aspetti.

Nato per dare accoglienza agli ucraini, per lo più donne con bambini, in fuga dalla guerra “Noi per l’Ucraina - Il rifugio dei cuori”, il centro aperto il 6 aprile all’oratorio della Beata Vergine del Rosario grazie alla collaborazione tra Comune, Parrocchia, Caritas e Croce Rossa si è trasformato nelle ultime settimane in una sorta di ufficio di collocamento, una rete lavorativa che mette insieme facendole incontrare esigenze pratiche allo spirito di solidarietà sociale.

«Il primo step è stato quando abbiamo chiesto le mele a Melavì per offrirle alle persone che vengono al centro - racconta Patrizia Benini, consigliere di maggioranza a Sondrio, una delle anime del rifugio -. Loro ce le hanno date subito volentieri, ma insieme ci hanno anche detto del problema nel reperire la manodopera. Sono venuti al centro per un incontro, hanno fatto una serie di colloqui e da lì è partito tutto».

Melavì ha fatto otto contratti avventizi ad altrettanti ospiti ucraini - sei donne e due uomini - e ha di fatto dato la stura alla nuova attività di «agenzia interinale» come la chiama scherzando Benini. «Si è sparsa la voce in fretta - racconta - e continuo a ricevere telefonate. Tantissime da Livigno dove sono in serissima difficoltà nel reperire manodopera in ogni ambito per la stagione estiva. Tutti chiedono personale. Noi diffondiamo e coordiniamo le richieste, qualcuna siamo riusciti ad accontentarla».

Oltre agli otto impiegati alla Melavì per la stagione delle mele, dal centro di accoglienza per gli ucraini sono state indirizzate due persone alla Nieder srl di Castione, azienda lattoniera che conta una decina di dipendenti interni più altrettanti collaboratori, una alla Valtnet per imparare a fare i pedui, due persone a Grandangolo e due che andranno per il lavoro stagionale allo Sport Hotel di Livigno.

Un numero importante per un centro nato per accogliere e dare supporto alle persone in fuga dalla guerra. Attualmente sono 80 i nuclei familiari che si appoggiano al rifugio per un totale di 164 persone che compilano la lista delle richieste. Settimanalmente vengono consegnati circa 40 pacchi con prodotti di prima necessità, forniti dalla Croce Rossa, e freschi acquistati dalla Parrocchia. Ogni pomeriggio i volontari preparano la merenda per tutti e cercano di rispondere alle esigenze che man mano si presentano. «Si è sviluppata una rete molto efficace tra richiesta e offerta - sottolinea Benini -, ma soprattutto si è creato un sistema di relazioni molto importante che ci permette di confrontarci costantemente sulle esigenze di ognuno».

Quanto alla possibilità di far fronte alle continue richieste di lavoro, secondo Benini sarà difficile riuscire a “collocare” qualcun altro.

«Tante mamme hanno bambini piccoli - spiega - e senza un supporto è difficile che possano lavorare. Nel caso di una mamma impiegata alla Melavì e che dalla fine di giugno non potrà più contare sull’asilo, siamo riusciti a metterla in contatto con una struttura che accoglierà il suo bimbo nelle ore di lavoro. Ma non è così facile. In ogni caso siamo tutti molto orgogliosi della sinergia che si è creata e delle relazioni che stanno nascendo. Abbiamo avuto la prova che insieme si possono mettere in campo ottime iniziative per la collettività e la socialità e tutto ciò ci riempie il cuore di gioia».

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