«Mafie, attenzione nell’agroalimentare. Anche in provincia di Sondrio»
Da sinistra Simone Martano, Rolando Manfredini, Gian Carlo Caselli, Silvia Marchesini e Loretta Credaro (Foto by foto Gianatti)

«Mafie, attenzione nell’agroalimentare. Anche in provincia di Sondrio»

Filiera e nuove regole. Il magistrato Caselli al convegno sulla tutela del made in Italy: «Non ci sono zone franche». I Nas: «Vigilate sulle proposte di ingresso nelle società».

Bisogna sempre essere «vigili, attenti, prudenti», anche in un territorio come la provincia di Sondrio, perché «non vi sono zone franche rispetto alla presenza di grandi e piccole organizzazioni criminali, in un mondo come l’agroalimentare che “tira” e quindi attira anche le mafie». È l’invito lanciato ieri a Sondrio da Gian Carlo Caselli, magistrato in pensione e presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura, nel corso del convegno “La difesa del made in Italy nel settore agroalimentare”, organizzato da Coldiretti provinciale e Camera di commercio insieme all’Osservatorio, creato nel 2014 dall’associazione di categoria del mondo agricolo.

A breve verrà presentato il nuovo rapporto dell’Osservatorio, ha spiegato Caselli, ma il quadro della situazione è piuttosto chiaro, viste le analisi degli ultimi anni: «Nel nostro Paese si produce buon cibo, siamo all’avanguardia per molti aspetti, ma è necessario fare di più anche sul versante della legalità - ha detto -, presidiando ogni segmento della filiera per garantire la salute dei consumatori e tutelare un sistema che non avvantaggi chi bara a danno di chi applica le regole. Le attività criminali delle mafie sono sempre più estese e articolate e l’agroalimentare è un settore molto appetibile, guai a pensare che dove non si vede nulla non ci sia nulla». Caselli ha parlato del nuovo volto della mafia, «“liquida” per cercare di penetrare dappertutto» e sempre più propensa a sfruttare gli spazi aperti dall’evoluzione tecnologica: un fenomeno che si riscontra anche nel mondo dell’agroalimentare, nel quale «le mafie sono presenti in tutti i segmenti, dalla terra alla tavola e alla ristorazione», ha detto, spesso con vesti difficili da individuare.

«Rastrellano finanziamenti pubblici - ha spiegato il magistrato -, sfruttano gli spazi del falso biologico anche attraverso l’e-commerce, sono presenti in modo strisciante nei grandi mercati ortofrutticoli, sono in prima fila nella diffusione dei prodotti “italian sounding” e del falso made in Italy, una volta taglieggiavano gli esercizi commerciali e ora se li comprano». Per contrastare in maniera efficace questo fenomeno secondo Caselli servono «nuove regole sul settore agroalimentare», ha sottolineato facendo riferimento al progetto elaborato nella passata legislatura e ora riproposto in un disegno di legge «sostenuto da parlamentari di diversi schieramenti», con l’obiettivo di introdurre nuove procedure sui controlli, regole più aggiornate su frodi e contraffazioni, il reato di “agropirateria” per perseguire «le frodi commesse con condotte sistematiche e organizzate».

Sul fronte della sicurezza alimentare c’è sempre il massimo impegno a tutti i livelli, ha sottolineato Simone Martano, comandante del Nas dei carabinieri di Brescia, anche in una realtà come la provincia di Sondrio che per certi versi è “privilegiata”, per così dire. «In Valtellina avete un’identità agroalimentare molto forte, un tesoro dentro il tesoro del made in Italy – ha rimarcato -, quindi siete forti sulla tutela dei singoli prodotti. Bisogna comunque difendere il tessuto economico dalla vicinanza di determinati soggetti che spesso portano con sé grandi potenzialità economiche, quindi bisogna sempre valutare con attenzione proposte di ingresso in società, collaborazioni o simili». E se nell’attività quotidiana i Nas incontrano casi di tutti i tipi, ha spiegato Martano, ognuno può fare qualcosa in prima persona: «La prima difesa – ha sottolineato – viene dalla nostra curiosità e dall’attenzione di consumatori consapevoli».


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