Lo scatto di Sondrio nell’industria
Per l’artigianato, segnala sempre Unioncamere, sulla media annua si registra un aumento dello 0,9%

Lo scatto di Sondrio nell’industria

La provincia registra un +4,1% nel quarto trimestre ed è di gran lunga la migliore in Lombardia. A livello regionale, secondo Unioncamere la crescita media annua della produzione è dell’1,5% .

Ancora non si può parlare di vera ripresa, ma sul fronte della produzione industriale qualche segnale incoraggiante c’è, in Lombardia e anche in Valle. Per la provincia di Sondrio i dati dell’ultimo trimestre 2014 e della media annuale sono anzi i migliori di tutta la regione: è «un “rimbalzo”» dopo un 2013 con numeri peggiori delle altre province, ma anche al netto di questo effetto il territorio è «in media» con il «lento recupero» dell’intera regione.

I numeri arrivano dal rapporto congiunturale su industria e artigianato diffuso ieri da Unioncamere Lombardia, i commenti sono del presidente della Camera di commercio di Sondrio Emanuele Bertolini, che nei numeri legge, con tutta la prudenza del caso, dei «segnali che possono prospettare una ripresa», anche per il territorio. Sul fronte della produzione industriale le cifre di Unioncamere indicano per Sondrio più 4,1% - record in Lombardia - nell’ultimo trimestre 2014, mentre per la media annuale Valtellina e Valchiavenna fanno registrare un più 3,3% superato (ma di poco) solo da Cremona. «Il nostro è un territorio particolare, lo sappiamo, quindi alcune dinamiche hanno tempi o effetti un po’ differenti - spiega Bertolini -. In questo caso, il 2014 fa segnare questa performance perché purtroppo nel 2013 l’andamento della produzione industriale in provincia aveva avuto un flusso maggiormente negativo rispetto alle altre realtà, quindi il dato si legge come un “rimbalzo”. Diciamo comunque che il territorio è in media con l’andamento a livello regionale, per lo scorso anno». Il che significa, sempre secondo i dati di Unioncamere, nella variazione tendenziale dell’ultimo trimestre una crescita dello 0,2%, mentre la variazione media annua si attesta a più 1,5%.

Per l’artigianato, segnala sempre Unioncamere, sulla media annua si registra un aumento dello 0,9%, mentre nel quarto trimestre 2014 la variazione congiunturale è stata positiva, più 0,2%. L’ente che riunisce le Camere di commercio lombarde ha preso in esame anche i dati della produzione nei diversi settori, registrando situazioni differenziate, sia nell’industria, sia per l’artigianato. «Il numero di settori in crescita, sette, è quasi identico al numero di settori ancora in contrazione – sottolinea il rapporto Unioncamere -. A registrare una contrazione significativa sono l’abbigliamento (-5,2%), i minerali non metalliferi e i mezzi di trasporto (-4,3%), la carta-stampa e la chimica (-1,4%), mentre alimentari, tessile e gomma-plastica mostrano variazioni quasi nulle». I livelli produttivi crescono, invece, per «siderurgia (+2,1%), meccanica (+1,8%), pelli-calzature (+1,5%), industrie varie (+1,4%) e legno-mobilio (+0,8%)», segnala sempre il report.

Nell’artigianato invece a mostrare gli incrementi più elevati sono la siderurgia, le imprese manifatturiere varie, la meccanica, il tessile e gli alimentari. In contrazione, invece, minerali non metalliferi, pelli-calzature, carta-stampa, abbigliamento e legno-mobili. «Segnali incoraggianti vengono dagli ordini – sottolineano poi gli esperti di Unioncamere -, con una svolta positiva dall’interno(più 1%) e una riconferma della crescita dall’estero (più 3,1%)». Ancora negativo, invece, è il saldo per l’occupazione, anche se – ricorda Unioncamere – vanno considerati gli «effetti stagionali amministrativi che tendono ad accumulare le chiusure dei contratti a fine anno».

Considerando i vari aspetti analizzati nel rapporto e le dinamiche emerse in queste prime settimane dell’anno, comunque, secondo Bertolini si vedono spiragli di miglioramento, per questo 2015. «Ci sono una serie di elementi e condizioni che possono far vedere prospettive di ripresa - sottolinea -, magari ci sarà anche un po’ di euforia speculare alla depressione che si respirava all’inizio della crisi, ma i segnali ci sono».n


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