L’ira dei costruttori  «Stroncati dalla crisi  e nessuno ci aiuta»
Le autorità all’assemblea annuale di Ance Lecco Sondrio

L’ira dei costruttori

«Stroncati dalla crisi

e nessuno ci aiuta»

AnceDurissimo intervento del presidente Piazza:

«Siamo stanchi e non staremo più in silenzio

Basta con la burocrazia e l’attesa dei provvedimenti»

«È davvero venuto il momento di dire basta, i nostri associati sono stanchi dopo 10 anni di crisi, siamo il settore che ha pagato di più ma che non viene mai supportato. Non dobbiamo più stare in silenzio, non possiamo essere sempre accusati di cementificare e rovinare l’ambiente o di corruzione: la nostra invece è una categoria sana, siamo una forza positiva della società e dell’economia e vogliamo essere conosciuti per questo».

È con questo duro intervento del presidente Sergio Piazza che si è aperta l’annuale assemblea di Ance Lecco Sondrio. Un appello rivolto soprattutto alla politica, affinché torni ad avere il coraggio e il primato: «Siamo stanchi di leggi figlie di funzionari burocrati, siamo stanchi di essere costretti ad aspettare la finanziaria del governo per sapere se saranno riproposti i bonus, una legge che dovrebbe ormai essere strutturale, attendiamo ancora interventi radicali e il taglio alla burocrazia che ci ammazza. Noi siamo una forza vitale per l’Italia, indispensabile per i cittadini».

Il ruolo degli enti pubblici

Ance chiede dunque interventi coraggiosi affinché la ripresa agganci anche il settore delle costruzioni, con misure anche innovative come ad esempio gli appalti a chilometri zero. La proposta è dunque quella di un vero e proprio patto per il territorio che permetta a istituzioni, associazioni e imprese di pensare insieme a un nuovo sviluppo delle aree urbane. Un futuro che, secondo i costruttori, potrà sorridere solo se si saprà dar vita a progetti di rigenerazione urbana: «Oggi – ha evidenziato il presidente Piazza – i tempi sono maturi per ridisegnare e reinventare l’uso di grandi spazi quali edifici dismessi, aree sottoutilizzate e quartieri degradati facendone altrettante occasioni di sviluppo di una città, mettendo cioè a sistema diversi interessi e opportunità».

Una questione che dunque non interroga soltanto i costruttori, ma anche le istituzioni: «Questa svolta non può prescindere dal ruolo della pubblica amministrazione, chiamata a creare le condizioni perché questa rigenerazione possa attuarsi, magari anche con contributi pubblici».

A rispondere alle sfide poste dai costruttori è Virginio Brivio, nella duplice veste di sindaco di Lecco e presidente di Anci Lombardia. «Ci si è resi conto che rafforzare i vincoli industriali su aree dismesse, senza però avere leve per renderle appetibili, non ha permesso di riutilizzarle e quindi di rendere efficace la pianificazione attuale. Oggi si può pensare che le nuove aree industriali debbano trovare posto vicino a zone di comunicazioni veloci o dove è possibile fare massa critica. Segnalo anche che il 70% del patrimonio edilizio è ormai vecchio, non più a norma ad esempio dal punto di vista antisismico, oppure non più adeguato ai nuovi standard energetici: ecco, rigenerazione urbana è anche questo».

La legge regionale

Da Brivio anche un appello a rafforzare la politica: «Dovremmo smettere di delegittimarla, soprattutto in una società sempre più frammentata. Chiediamo a chi governa di indicare una strada, sentendo certamente i portatori di interesse, ma chiedendo soprattutto di individuare nuovi traguardi».A rappresentare Regione Lombardia l’assessore Antonio Rossi, che ha toccato il tema della proposta di legge studiata dal Pirellone insieme ad Ance Lombardia, associazione presieduta dal costruttore lecchese Luigi Colombo: «È necessario – ha sottolineato Rossi - fare squadra, far avanzare il tavolo di lavoro sulla nuova normativa, anche visto l’avvicinarsi del termine del mandato».


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