Costretti a licenziarsi  per curare i figli  In un anno 400 casi
Non tutti possono permettersi i servizi per l’infanzia (Foto by archivio)

Costretti a licenziarsi

per curare i figli

In un anno 400 casi

L’allarmeImpossibile lavorare e seguire la famiglia

Cresce anche il numero dei papà che lasciano il lavoro

Monteduro (Uil): «Aumentare i servizi sul territorio»

Forse abbiamo costruito una società non strutturata ad allevare figli, quindi incapace di darsi un futuro e inconsapevole di essere in viaggio verso il baratro.

Questo, perlomeno, al netto dei drammatici dati sulla denatalità in Occidente e in particolare fra gli italiani, sembrano in qualche modo ricordarci anche le nuove statistiche dell’Ispettorato del lavoro, secondo cui cresce il numero di genitori costretti a dimettersi dal lavoro nel primo anno di vita del figlio neonato. In Lombardia nel 2018 lo hanno fatto in 10.729, a Lecco in oltre 400, per ragioni molteplici e tutte indotte dall’esterno.

Crollo delle nascite

Sempre la “Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali” realizzata dell’Ispettorato con l’Ufficio della consigliera di parità, nel 2018 in Italia 49.451 padri e madri (+24% sul 2017) hanno lasciato il lavoro per accudire il figlio entro il primo anno di vita. Sono in gran parte genitori di nazionalità italiana (41.335, ma erano 33.406 nel 2017), in gran parte madri, ma sul totale 13.488 sono padri (27%) in progressivo aumento.

Ci si dimette per incompatibilità fra lavoro e cura (36% dei casi), perché non si hanno parenti che possano aiutare (27%), perché non ci si può permettere il costo di nido e baby sitter (7%), per mancato accoglimento al nido (2%), per ragioni legate all’organizzazione aziendale (18%). Dimissioni che avvengono soprattutto nelle microimprese (17.000 casi).

Sul totale, con 36.987 convalide di dimissioni (29.785 nel 2017) il terziario è il settore prevalente (76%), dove c’è più occupazione femminile. Significativi anche i dati dell’industria, in cui si registrano 9.477 provvedimenti, pari a poco più del 19% del totale (6.314 nel 2017) e dell’edilizia, con n. 1.807 convalide, pari a circa il 4% (come nell’anno precedente, in cui erano n. 1.340, pari a poco più del 3%). Residuale il dato in agricoltura, pari a n. 281 casi. «Osserviamo – ci dice il segretario generale della Uil, Salvatore Monteduro, che ha analizzato i dati alla luce della situazione locale – una situazione ancora difficile per padri e madri lavoratori costretti a scegliere fra lavoro e cura dei figli. In gran parte ciò accade per insufficienza di servizi territoriali per l’infanzia o per i loro costi troppo alti. Con l’aggiunta di un dato schizofrenico: ci sono genitori che chiedono il part time e non lo ottengono a fronte di tanti altri lavoratori che invece vorrebbero lavorare di più ma ottengono solo contratti a tempo parziale. C’è ancora molto da fare anche sul nostro territorio per aiutare padri e madri in un’ottica in cui le statistiche vedono il nostro paese fanalino di coda per natalità».

Cambiare passo

Monteduro sottolinea la necessità di un cambio culturale nei luoghi di lavoro, in una situazione in cui «la provincia di Lecco ha comunque vissuto in questi ultimi anni importanti alla pubblica amministrazione. Perciò come sindacato affrontiamo il problema anche attraverso politiche di welfare che stiamo inserendo nei contratti nazionali, integrativi e territoriali. A Lecco è preziosa inoltre l’esperienza di Valoriamo per mettere in moto iniziative di prossimità di servizi per i genitori lavoratori. Inoltre – conclude - stiamo negoziando coi Comuni per mettere tariffe calmierate sulle rette per asili nido attraverso l’Isee, in modo che si tenga conto della situazione economica delle famiglie. E’ necessario farlo, ce lo dicono i dati».


© RIPRODUZIONE RISERVATA