Lecco. Acciaio cinese   a prezzi stracciati: «Ora i dazi»
Le aziende del settore dell’acciaio soffrono la concorrenza dei prodotti cinesi a basso costo

Lecco. Acciaio cinese

a prezzi stracciati: «Ora i dazi»

La denuncia allarmata di Federacciai, il presidente Api: «Siamo in piena guerra economica e non ci si venga a raccontare che è il libero mercato»

Da mesi speculazioni più alte della norma sull’acciaio cinese trascinano giù il prezzo della materia prima.

La Cina che fa man bassa dei rottami nel mondo, li trasforma e ce li rivende soprattutto come materia prima per l’edilizia è in questi giorni al centro di una protesta che ha portato a Bruxelles, nel parco del Cinquantenario, imprenditori, associazioni d’impresa e lavoratori del comparto siderurgico, ceramico, delle fonderia, ma anche del vetro e dell’alluminio per chiedere l’imposizione di dazi e maggiori tutele dei settori colpiti dalla concorrenza cinese.

Federacciai e le associazioni d’impresa coinvolte nella protesta parlano di un “rischio collasso” ormai imminente mentre le acciaierie europee rallentano la produzione e i cinesi invadono il mercato con materia prima low cost, spinta dal forte calo di domanda interna cinese, che ha spinto giù i prezzi del 40%.

Sul tema Api Lecco era intervenuta lo scorso 18 febbraio e ora, all’indomani della partecipazione di Confapi nazionale alla protesta a Bruxelles, il presidente Luigi Sabadini sottolinea che un primo risultato sembra essere in vista dal momento che «non è più così scontato che dalla Commissione europea venga riconosciuto alla Cina lo status di economia di mercato», previsto dopo quindici anni di permanenza nell’Organizzazione mondiale del Commercio (Wto) in cui Pechino siede dal 2001.

«Siamo ormai in una guerra economica in pieno stile, che coinvolge moltissimi settori, che dobbiamo combattere per non contare molti nuovi morti nelle nostre imprese. E non ci si dica che è il libero mercato. La protezione verso la Cina dei nostri prodotti, non solo siderurgici, è ormai – afferma Sabadini - il grande tema della nostra manifattura. Ed è anche opportuno – aggiunge – chiarire cosa si parla di merce a basso prezzo e basso valore aggiunto: nell’acciaio c’è una gran fetta d’industria dove è impensabile possano esserci solo prodotti di nicchia. Spingere in modo esasperante sulla necessità che ci si specializzi è una questione di lana caprina: la nicchia, la produzione d’eccellenza certo esistono, ma il mercato si regge su lavorazioni di massa. Non ci sono impianti che sostengono solo la nicchia e se ci fossero gran parte della forza lavoro diventerebbe inutile».

Sul “rischio collasso” ipotizzato da Federacciai Sabadini prende in parte le distanze in quanto tale messa in guardia rivolta alle istituzioni europee «mette già in conto un programma di riduzione della produzione europea con la richiesta di sussidi. Spingere su questo aspetto significa stabilizzare la nostra economia con una quota di importazioni straniere che non hanno ragion d’essere. Questa doppia richiesta che viene da Federacciai non mi convince, era già stata fatta nella siderurgia per prendere sussidi. Gli aiuti devono sostenere chi vuol correre non chi vuol fermarsi».

Sabadini sottolinea comunque gli effetti di «una produzione che arriva dalla Cina a basso prezzo, con bassa qualità, con dumping sociale, ambientale, economico ed energetico e soprattutto non all’altezza delle nostre produzioni, che rischiano di chiudere e lasciare a casa i lavoratori. E’ barbarie che nulla ha a che fare con le regole del mercato libero e che fa solo il gioco dei grandi importatori».


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