Le mani di Roma       sull’idroelettrico       I timori in Valle

Le mani di Roma
sull’idroelettrico
I timori in Valle

Energia Il governo ha esteso alle concessioni il “golden power”: si alle gare, ma sotto controllo. Sertori: «Aspetto di capire come si concretizzerà»

Mantenere il controllo su uno degli asset strategici dell’economia italiana estendendo il “golden power” anche alle concessioni idroelettriche. E dunque sì alle gare, ma sotto lo stretto controllo del governo a tutela dell’interesse nazionale. Che significa anche riportare il pallino verso Roma, a dispetto della regionalizzazione del 2018 che ha invece avvicinato gli interessi ai territori della produzione, «unica vera forma di autonomia» sostiene l’assessore regionale Massimo Sertori che quella norma ha contribuito a scriverla.

Sembra essere questa la nuova via individuata nel dibattito politico per il rinnovo delle grandi concessioni idroelettriche dopo l’accordo trovato tra maggioranza ed esecutivo sull’emendamento del senatore pentastellato Andrea Cioffi, mentre sembrano essere passate in secondo piano le discussioni sulla proroga delle autorizzazioni già scadute (in provincia di Sondrio tutte tranne quelle di Enel) e anche sul project financing come metodo prioritario per l’indizione delle gare.

L’estensione dello scudo statale contro eventuali speculazioni di società estere era stata chiesta a gran voce già nelle scorse settimane da Enrico Borghi, membro del Copasir e responsabile politiche della sicurezza della segreteria nazionale del Pd.

«E’ indispensabile l’inserimento delle attività di produzione di energia idroelettrica tra i campi di rilevanza strategica per i quali il governo può prevedere l’esercizio del golden power - aveva detto -. Le complesse discussioni attorno alla legge sulla concorrenza alimentano la preoccupazione da noi già espressa circa il rischio che la gestione degli impianti idroelettrici italiani cada in mani straniere, addirittura anonime se venisse approvato l’emendamento di introduzione della finanza di progetto che rischierebbe di mettere nelle mani di fondi stranieri, anche sovrani e anche estranei al nostro sistema di alleanza e di difesa, parti del settore idroelettrico nazionale. Allo stato, l’attività di produzione di energia idroelettrica, ma anche di qualsiasi altra fonte rinnovabile, non rientra tra i settori di rilevanza strategica per i quali può scattare lo scudo di poteri speciali».

«L’estensione del golden power al comparto idroelettrico - sottolinea l’autore dell’emendamento, Cioffi - ha una rilevanza economica non trascurabile, oltre a essere propedeutica nella ricerca di una buona quadra nella regolamentazione dello stesso nel ddl Concorrenza. Grazie a questo passaggio daremo la possibilità alle società italiane di poter fare tutti gli investimenti del caso».

Va decisamente più cauto Sertori. Cautela dettata da una parte dalla novità dell’estensione del golden power alle concessioni, dall’altra dallo spettro del ritorno del controllo statale su un comparto che oltre ad essere strategico a livello nazionale lo è certamente a quello locale.

«Non sono contrario a priori allo “scudo” nazionale - dice Sertori -, ma finora il golden power è stato applicato solo alle acquisizioni. Per le concessioni sarebbe la prima volta in assoluto e prima di esprimermi voglio capire come viene concretizzata questa estensione, quali eventuali complicanze giuridiche possano esserci. Se è semplicemente il paracadute per scongiurare il pericolo dello straniero bene, ma non vorrei che fosse il pretesto per riportare il controllo a Roma e dunque tornare a quel passato che ha bloccato gare e risorse per 20 anni».

Sertori continua ad essere convinto che quella del project financing fosse, sia la mediazione migliore tra chi chiede la proroga delle concessioni, il Pd, e chi invece sostiene la necessità delle gare come la Lega.

«In ogni caso - specifica Sertori - io non sono legato a questo o a quel modello. Il punto non è lo strumento ma gli obiettivi da raggiungere. L’idroelettrico è certamente un asset strategico per l’Italia, ma lo è anche per il territorio. E dunque insieme alla maggiore produzione devono essere contemplate anche forme di compensazione ambientali, economiche (canoni) e sociali (energia gratuita) per i territori dove gli impianti risiedono e operano. Ripeto, aumentare la produzione idroelettrica è fondamentale, ma servono formule che liberino gli investimenti e prevedano compensazioni e la proroga delle concessioni non è una di queste. E’ solo un modo per prendere tempo: di fatto i concessionari non hanno investito in tutti questi anni. Che si debbano fare le gare lo dice peraltro la normativa italiana ed europea ed è l’unico modo per raggiungere gli obiettivi in modo equilibrato».


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