Le bici sui bus per Splügen? Niente da fare
L’AutoPostale che fa la spola con la Svizzera e che consente di caricare le bici sul retro del mezzo

Le bici sui bus per Splügen? Niente da fare

La sorpresa degli escursionisti che si presentano alla biglietteria di Chiavenna. Stps utilizza pullman ribassati e per affrontare le curve che portano in Svizzera i mezzi sono ancora più ridotti.

Alcuni scendono dal passo del Maloja con le bici da corsa, altri sono reduci dalle escursioni sui sentieri della Valchiavenna in mountain bike. Ma ci sono anche i cicloturisti che pedalano con borse pesantissime sul portapacchi e puntano verso l’Europa Centrale. Senza dimenticare le ebike, le biciclette a pedalata assistita sempre più diffuse e performanti.

Quando si presentano alla stazione dei bus di Chiavenna e chiedono un biglietto per Splügen, convinti di poter caricare sui pullman le biciclette, per tutti la risposta degli autisti è la stessa: non si può fare. I dirigenti dell’azienda Stps precisano che non si tratta di una scelta dovuta a scarsa sensibilità nei confronti di questa utenza e delle ricadute positive sul turismo. Alla base di questa situazione ci sono ragioni pratiche. Inoltre questa problematica riguarda tutte le linee, come sottolinea Gianluigi Curtoni, responsabile del movimento degli autobus. «Il problema non si rileva solo sulla tratta per Splügen - spiega -. Si presenta in tutte le autolinee, perché i pullman sono ribassati. Nel caso del servizio che porta i passeggeri in Svizzera passando dallo Spluga la realtà è ancora più complicata, perché usiamo mezzi ulteriormente ridotti a causa della strada e caricare le biciclette sarebbe ancora più difficoltoso».

I tornanti e le strette curve della statale e della cantonale, insomma, rendono tutto più difficile. L’anno prossimo la Stps celebrerà i quarant’anni di gestione della linea per Splugen. L’anniversario potrebbe portare novità positive per il trasporto delle bici. «Per il futuro ci sarebbe la possibilità di utilizzare nuovi veicoli attualmente in produzione, con un’appendice posteriore. Sarebbero però necessari un’omologazione e soprattutto dei costi significativi, con investimenti importanti, che attualmente la nostra azienda non può sostenere».

Servono risorse, insomma. Se ne spendono parecchie su mille fronti, anche con finanziamenti pubblici a privati, e probabilmente destinare dei fondi a un’azienda di proprietà delle istituzioni che si occupa di mobilità sostenibile e turismo puntando su una disciplina in costante sviluppo sarebbe una scelta tanto oculata quanto efficace. «In futuro, in accordo con gli enti locali, su alcune tratte, in alcuni periodi e orari, potremmo sperimentare il trasporto delle biciclette», aggiunge Natalia Cristini, consigliere delegato della Stps. Dagli uffici di via Samaden della sede sondriese si rileva che non è un problema esclusivamente valtellinese. «È tipico di tante aziende di trasporto, anche in luoghi turistici come il Trentino. Si esclude questo servizio per problemi di spazio».


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