L’allarme della Cgil: a rischio licenziamento almeno 1.500 lavoratori
Ieri l’assemblea a Teglio

L’allarme della Cgil: a rischio licenziamento almeno 1.500 lavoratori

Il congresso Flai. Il sindacato guarda con timore alle nuove norme del Decreto dignità: « Le aziende stoppano le assunzioni».

I lavoratori che rischiano di perdere il posto sono molti. Non è possibile quantificarne il numero, ma si sa che questa condizione riguarda almeno 1.500 persone in provincia di Sondrio. L’allarme stavolta non riguarda l’andamento delle fabbriche, perché l’agroalimentare, salvo le eccezioni di Rigamonti e Frisia in passato, non ha prodotto preoccupazioni in Valtellina, e perché dalle maggiori società arrivano segnali positivi. Basti pensare alla Levissima che investe decine di milioni di euro e conferma 55 dipendenti, alla Sperlari che ha rinnovato l’integrativo e alla Galbusera che si prepara all’elezione delle Rsu con un andamento definitivo positivo dai delegati. I timori arrivano dai cambiamenti normativi dettati dal Decreto dignità. È stato questo l’argomento più significativo del congresso provinciale della Flai-Cgil, che ieri al Combolo di Teglio si è chiuso con la conferma all’unanimità del segretario generale Vittorio Boscacci.

I sindacalisti, nel corso del dibattito con i delegati di tutte le principali aziende del settore, dalla Levissima agli stabilimenti dove di producono bresaole dell’area di Gordona, hanno analizzato a fondo la normativa «che entrerà in vigore a novembre e pone dei limiti al numero e alla durata dei contratti a tempo determinato - in particolare dopo i primi dodici mesi - per ogni singolo lavoratore, oltre a richiedere una causale e ad aumentare i costi dopo la deroga». Questo mix di novità, che di per sé potrebbe essere animato da uno spirito condivisibile da parte del sindacato, mette a rischio la stabilità di almeno 1500 lavoratori in provincia di Sondrio. Operai – ma non solo - che potrebbero non essere confermati dopo i primi dodici mesi di assunzione nelle fabbriche. Il numero esatto, anche a causa della cronica carenza di dati statistici con la quale si deve fare i conti in provincia di Sondrio, non è noto, ma secondo la Cgil «sono 1500 i soli somministrati e a loro si aggiungono tutti gli altri lavoratori assunti a tempo determinato senza l’intermediazione delle agenzie». Chi sperava in buone notizie da Roma è rimasto deluso dopo l’intervento di Sara Palazzoli della segreteria nazionale della Flai.

«Non c’è ancora chiarezza: il Ministero non ha diffuso una circolare esplicativa sul decreto e ora noi assistiamo a questo effetto immediato: le aziende “stoppano” le assunzioni dopo il primo anno, perché hanno paura di prendere multe – ha spiegato la sindacalista -. La precarietà, quindi, aumenta. Anziché andare verso la direzione annunciata, il tempo indeterminato, le imprese ci mettono sul tavolo la chiusura del rapporto con il lavoratore dopo i primi dodici mesi e preferiscono assumere un’altra persona». L’alternativa potrebbe essere rappresentata dalla conferma dei dipendenti, se l’esigenza di averli in fabbrica permane dopo il primo anno di lavoro. «Purtroppo da quanto osserviamo ci sembra, al momento, uno scenario impossibile», ha concluso Sara Palazzoli.

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