Sabato 03 Agosto 2013

La Tbc tra i bovini

Allarme rientrato

Nonostante non ci sia più allarme e il sistema dei controlli abbia dimostrato una tenuta più che rassicurante, i responsabili del servizio sanitario della Provincia di Sondrio non abbassano la guardia.

Al contrario, i responsabili del servizio veterinario annunciano che le verifiche proseguiranno ancora più intense di prima. «L’allarme Tbc bovina è rientrato ma bisogna sempre essere molto vigili sulle disposizioni di controllo per questa malattia e tornare all’allevamento tradizionale della rimonta» ha dichiarato Gianmario Tramanzoli, direttore dell'Apa di Sondrio. Il riferimento è per i casi di tubercolosi bovina che si sono verificati nei giorni scorsi in due allevamenti della Provincia di Sondrio e che hanno portato all’abbattimento di 31 animali a scopo precauzionale tra la Bassa Valle e la Valchiavenna,. Tramanzoli ha voluto esprimere tutta la propria solidarietà e appoggio agli allevatori colpiti dal provvedimento.

«Nonostante io sia confortato da come il sistema dei controlli abbia funzionato alla perfezione e il servizio veterinario dell’Asl sia stato efficace e tempestivo – ha dichiarato il direttore – questo episodio ci spinge ad una serie di riflessioni sulla zootecnia in Provincia di Sondrio: in Valtellina e Valchiavenna c’è infatti una forte movimentazione di capi di bestiame e bisogna essere molto vigili sulle disposizioni di controllo per questa malattia. Risulta importante mantenere una sinergia tra tecnici e allevatori, avendo ben chiari i compiti e le responsabilità di ognuno e introducendo il concetto di biosicurezza».

Dal punto di vista dell'Apa è fondamentale che nel prossimo futuro si incentivi la cultura dell’allevamento cosiddetto della rimonta come avveniva negli anni passati quando la Valtellina era esportatore di animali da rimonta e non importatrice.

L’allevamento della rimonta è considerato indispensabile nell’allevamento di vacche da latte, la sua entità viene espressa come percentuale di animali che ogni anno debbono essere allevati per la riproduzione e che hanno la funzione di sostituire gradualmente quelli che vengono eliminati dall’allevamento perché giunti a fine carriera oppure per malattia appunto.

Oltre a questo vanno considerati i danni economici che una sottovalutazione del problema Tbc potrebbero provocare agli stessi allevatori: nel momento in cui un’azienda perde la qualifica sanitaria di “allevamento ufficialmente indenne da tubercolosi“ infatti oltre ad avere l’obbligo di abbattere i capi risultati positivi resta nell’impossibilità di commercializzare ad un prezzo adeguato il latte prodotto, nonché il proprio bestiame, se non per l’uso esclusivo della macellazione; Per non parlare dell’inevitabile danno di immagine.

In un contesto più ampio va inoltre considerato che la Regione Lombardia ha raggiunto nel 2010 la qualifica di regione indenne da Tbc bovina e che questo ha importanti ricadute sull’economia zootecnica. Quando infatti un territorio ha raggiunto gli obiettivi di accreditamento su una determinata malattia scattano automaticamente delle agevolazioni sulla libera circolazione dei prodotti, che si riflettono positivamente sul commercio e quindi sul portafoglio degli imprenditori zootecnici che ne fanno parte.n

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