La ricetta vincente? «Scommettere sui sapori tipici»
Fausto Moreschi in laboratorio con alcuni dipendenti (Foto by Foto Domiziano Lisignoli)

La ricetta vincente? «Scommettere sui sapori tipici»

Bilancio positivo per la società Moreschi. Fausto: «Ogni giorno è una sfida, coi nostri prodotti vogliamo raccontare la bontà della Valchiavenna»

Quarantacinque anni di attività alle spalle, 40 dipendenti e sette punti vendita. Oltre a tanta voglia di andare avanti puntando ancora una volta sui sapori tipici di Chiavenna, ma anche verso il Lago di Como e la Valtellina.
Si chiude con questi numeri e questi obiettivi il 2017 di Moreschi, una delle più note e significative realtà del settore alimentare artigianale della Valchiavenna.
Nel 2005, dopo più di trent’anni di panificio e pasticceria a Chiavenna, i fratelli Fausto e Roberto iniziarono l’attività di somministrazione e la produzione nel Centro bontà di Prata. Per l’impresa fondata dal loro padre Mario Moreschi fu un grande salto in avanti, ma arrivò praticamente alla vigilia della crisi più dura. «Eppure ce l’abbiamo fatta, siamo cresciuti e desideriamo continuare a farlo – spiega Fausto Moreschi, 41 anni, che dopo avere lasciato il ruolo di responsabile della panificazione è impegnato come amministratore delegato -. Lo sviluppo della nostra società, in termini cronologici, ha coinciso con una delle fasi più buie dell’economia mondiale e tutte le inevitabili ricadute sui consumi. Senza dimenticare il continuo inasprimento della burocrazia, con tutti i relativi oneri. Ma la passione per il lavoro, in quel mondo dove io e mio fratello ci siamo ritrovati sin da piccoli, è stata più forte di tutto».
I numeri, come premesso, parlano chiaro. Quando decisero di puntare su Prata Camportaccio i Moreschi ci videro benissimo. Il principale locale di quella che ormai è una piccola catena «che resta fedele alla propria identità originaria» è situato in una posizione strategica, tappa fissa per comitive, famiglie e tanti altri turisti in viaggio sulle strade dello Spluga e del Maloja. «L’enogastronomia esprime una parte importante delle emozioni legate all’esperienza turistica – aggiunge -. Con i nostri prodotti vogliamo raccontare la bontà della Valchiavenna sia a coloro che li acquistano a Chiavenna e a Prata, sia a quanti passano dagli altri negozi dove sono disponibili attraverso le aziende che riforniamo». Gli ultimi dodici anni sono stati anche un periodo di crescita, in controtendenza rispetto ad altre dinamiche nazionali e mondiali, per il turismo locale. «La nostra Chiavenna è splendida a livello storico, paesaggistico e della cultura, compresa naturalmente l’enogastronomia. Anno dopo anno abbiamo raccolto un’attenzione sempre più intensa da una clientela composta da nostri connazionali, ma anche da stranieri a cominciare da tedeschi, olandesi e svizzeri. Ci sono ampi spazi di ulteriore crescita. Personalmente non confido molto nel ruolo degli enti pubblici: a noi operatori privati tocca il compito di costruire lo sviluppo per noi e per il territorio. Ogni giorno c’è una sfida da combattere, ma il nostro compito è questo».
Sulle direzioni dello sviluppo locale Fausto Moreschi non ha dubbi: Lario ed Engadina. L’intuizione è arrivata proprio seguendo il flusso della clientela, diretta verso le spiagge dell’Alto Lario e verso il Trenino rosso del Bernina, per citare due esempi fra i più significativi. «Fra il nostro territorio e questi contesti possono essere create delle sinergie sempre più forti. Stiamo parlando del lago celebre in tutto il mondo per personaggi come George Clooney e dell’Engadina top “of the world“. Il treno patrimonio dell’Unesco della Ferrovia retica, ad esempio, registra ogni anno più di un milione di passeggeri. Sono numerosi i viaggiatori che, al rientro, si fermano da noi. Ci sono europei, ma anche arabi, giapponesi e coreani e sudamericani. Puntare su questo target, per Chiavenna, potrebbe essere una mossa dai risultati importantissimi». Per quanto riguarda il Lario, Moreschi ha già puntato in modo chiaro su entrambe le sponde sbarcando dal 2015 a Gera, Domaso, Gravedona e – nella scorsa primavera – a Colico. Una scelta che ha permesso di portare il fatturato del 2017 ben al di sopra dei 3 milioni di euro. «Siamo cresciuti, grazie a questa presenza sul lago, del 40%. Ora il nostro sguardo viene rivolto alla Valtellina con l’obiettivo di un ulteriore sviluppo. Restando fedeli, naturalmente, alla tradizionale passione per la bontà».


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