La febbre del franco manda in secco  le scorte di euro

La febbre del franco manda in secco

le scorte di euro

In Valposchiavo le banche senza più banconote. «Rischi per l’economia elvetica, le proiezioni parlano di un calo netto del Pil tra l’1 e l’1,5%» .

La banche e i cambiavalute della Valposchiavo sono arrivati quasi ad esaurire la riserva di euro negli ultimi giorni. Lo riferisce Il Bernina, giornale on-line della vicina Valle elvetica, che sta seguendo con attenzione la ricaduta a livello locale della decisione della Banca Nazionale Svizzera di sciogliere il cambio fisso tra euro e franco.

Da quando il provvedimento è stato comunicato, lo scorso giovedì, «c’è stata un’invasione agli sportelli delle banche in valle di clienti che desideravano acquistare banconote in euro – si legge su Il Bernina –. L’affluenza di persone è stata a tal punto maggiore della normalità che le riserve di euro degli istituti bancari valligiani sono diminuite considerevolmente, arrivando nelle giornate di venerdì sera, sabato e lunedì a trovarsi a secco o quasi a secco».

La conseguente difficoltà a fornire banconote in euro ai clienti che le richiedevano ha portato alcune banche a porre limitazioni all’importo dei prelievi, che sono arrivati anche ad intensificarsi nei momenti in cui la valuta europea e quella svizzera hanno quasi raggiunto la parità di cambio.

La scarsità di euro però non è la maggior preoccupazione delle banche e degli abitante della Valposchiavo. Sempre dalle colonne de Il Bernina, ieri si è intervenuto Roberto Nussio, per anni responsabile della filiale di Campocologno della Banca Cantonale Grigione, a spiegare che in Svizzera «si prevede un rallentamento congiunturale, dopo la decisione della Bns. Le prime proiezioni parlano di un 1-1,5% del Pil».

Nussio non vede però come negativa la decisione della Bns. «Abbandonare il cambio fisso – spiega – e rialzare il tasso negativo sui depositi è come dire: una fine che fa paura è sempre meglio di una paura senza fine. Ora, abbiamo come riferimento il mercato mondiale e non solo l’Europa. E non dimentichiamo: i mercati, dopo uno choc, esagerano sempre. Con il passare del tempo, si ricrea sempre un certo equilibrio: anche per le monete».

Intanto, anche in Valposchiavo, ci saranno delle ricadute. «Repower potrà usare i suoi proventi in euro, dove li ha guadagnati; mancheranno però da noi», aggiunge Nussio, passando ad analizzare la situazione per le attività commerciali. «Brutta la faccenda per i negozi – sostiene –. Salvo che, tramite un sistema cooperativo d’acquisto, non si mettano a importare beni, quelli al di fuori dei prodotti locali. Il margine tra la nostra Iva e quella europea è già di per sé interessante. Magari potrebbero affrontare la situazione difficile assieme al settore del turismo? Quest’ultimo, dovrà basarsi su una grande disponibilità, flessibilità, creatività e unione delle forze: per accogliere (e fermare) i turisti che provengono dal Nord. Se si andrà frammentati, ahimè».

Non manca, nell’analisi del bancario di lungo corso, uno sguardo ad un settore che vede impegnati anche molti frontalieri. «Durante il periodo d’aggiustamento – riflette Nussio –, non la vedo bella, anche se spero di sbagliarmi, per gli artigiani che lavorano in Engadina, fermo restando che la problematica delle seconde abitazioni si sblocchi».

Secondo Nussio poi, come ha già fatto più volte in passato, la Ferrovia Retica si adatterà alla situazione proponendo prezzi vantaggiosi per gli italiani, mentre alle aziende estere insediate in Valposchiavo con impiego di manodopera della vicina Italia, «il marchio CH, le “condizioni quadro” di cui godono e il prezzo dell’energia locale dovrebbero bastare per favorire una continuazione dell’attività».

Un consiglio agli importatori: «in questo momento possono gioire, ma dovranno stare attenti alla volatilità dell’euro e trarne le dovute conseguenze». Infine, un considerazione rassicurante: «Siamo zona di confine: ce la faremo pure questa volta. Il pendolo della storia non sta mai fermo».n


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